ALTRE PALLE. “Full” Fiorito: “Siena e Miami: quando vincere nel basket è questione di Dna”
Il week end appena conclusosi ci ha regalato due titoli di pallacanestro; uno tricolore e l’altro a stelle e strisce. Dopo una regular season in sordina, al contrario di quanto ci aveva abituato nelle scorse stagioni, quando dominava a mani basse, Siena ci ricorda che vincere è nel DNA di certe squadre. La squadra di Hackett, MVP delle finali, è stata più forte delle magagne societarie, degli infortuni e di tutte le difficoltà che hanno accompagnato il cammino del team e della città che rappresenta. Alla fine lo scudetto rimane nella città del Palio, ma bisogna riconoscere i meriti di Roma, capace di tornare nel giro che conta dopo anni di anonimato. In un palazzetto finalmente gremito, lacrime degli sconfitti si mischiavano a quelle dei vincitori.
Se fossimo in America sarebbe già pronta la sceneggiatura per una bella storia da portare sul grande schermo: la squadra che ha dominato il decennio che rischia di fallire per mancanza di fondi, cambia allenatore, vende i pezzi pregiati e rivince il campionato, il più sorprendente della storia del basket e non solo. Il difficile per la Montepaschi arriva ora; Coach Bianchi salperà in direzione dei navigli Meneghini e il budget futuro renderà improbabile, se non impossibile il ripetersi di simili imprese.
Se Siena piange, il resto delle squadre non ride di certo: Milano deve sperare che King George non si stanchi di mettere continuamente le mani nelle firmate saccocce senza mai vincere nulla, altrimenti rischierà di essere la prossima Treviso o Pesaro, “abbandonate” dai Benetton e dagli Scavolini. L’unica squadra solida del panorama Italico sembra essere, a sorpresa, Avellino: chissà se gli Irpini saranno in grado di ripetere il miracolo Casertano di qualche (troppi) anno fa.
Chi gode di ottima salute è il campionato NBA; alla fine di sette gare intensissime, Miami si riconferma la regina del campionato grazie alla sontuosa, ennesima, partita di Lebron James. Il prescelto ha colpito i Texani dal perimetro, eludendo il tentativo di coach “Pop” di fermare le sue penetrazioni; 37 punti e 12 rimbalzi il referto finale per James, al quale vanno aggiunti i 23 di Wade.
San Antonio rimpiangerà per molto tempo il finale di gara 6 nel quale non hanno saputo capitalizzare i 2 punti di vantaggio che avevano ad una manciata di secondi dalla sirena che avrebbe sancito la vittoria del titolo. In questi casi non si possono concedere ben due tentativi da 3 punti, perché a questi livelli alle volte ne basta solo uno (credo che John Stockton e gli Utah Jazz stiano ancora rimpiangendo il tiro che hanno concesso una quindicina di anni fa a Michael Jordan in un finale simile).
Ora è tempo di bilanci in casa Spurs: Duncan e Ginobili potrebbero aver giocato la loro ultima partita da professionisti e la franchigia dovrà ricostruire un quintetto che possa ripetere le fortune cominciate con “l’ammiraglio” Robinson. Le pietre da cui ricominciare la costruzione si chiamano Parker e l’astro nascente Leonard.
A Miami ci si chiede per quanto tempo ancora potranno permettersi i “Big Three”, ma per il momento le domande sono rimandate. Ora è tempo di festeggiare.
Giuseppe“Full” Fiorito, grande appassionato di sport a stelle e strisce e telecronista per hobby, ha frequentato l’Isef della Lombardia e giocato a Football Americano
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