ALTRE PALLE. “Full” Fiorito: “Cavani se ne va? Pensate al Brasile, quando il calcio sfocia in tragedia”

brazileTalvolta lo sport ci regala delle storie commoventi; racconti di imprese epiche, di gesta atletiche inimmaginabili, di rivalse da un’infanzia povera o da brutte malattie.

Non è il caso della puntata odierna. Se non ve la sentite di fare un giro nel lato oscuro e triste dello sport vi capisco e sarò per una volta lieto se i commenti riguarderanno l’argomento topico di questi giorni: dove andrà a finire Cavani.

Io invece sono rimasto inorridito da ciò che è accaduto in un campetto nel nord est del Brasile, regione poverissima che di solito balza alle cronache sportive per qualche campione scovato in chissà quale villaggio, che col contratto milionario strappato ad un grande club Europeo rifà le strade del paese natio.

Invece nel villaggio Centro do Meio, durante un alterco a seguito di un’espulsione, il giocatore espulso butta per terra l’arbitro, Otavio da Silva, il quale si rialza, estrae un coltello e pugnala a morte il calciatore. Già così la situazione sarebbe aberrante, ma il peggio doveva ancora venire: dagli spalti alcuni amici della vittima hanno scavalcato la recinzione, attaccato l’arbitro e lo hanno squartano a colpi di machete. Sì, avete letto bene; lo hanno fatto letteralmente a pezzi, staccandogli la testa e appendendola ad un palo della recinzione.

Non riesco a trovare dentro di me una giustificazione logica a tanta barbaria. Davvero la vita in alcune parti del mondo ha ancora così poco valore? E davvero una partita di pallone può diventare talmente importante da scatenare tali esplosioni di violenza?

Il mio rifiuto di crederci cozza fragorosamente con quanto accaduto nel povero stato del Maranhao, o quanto è successo dall’altra parte del mondo, in Iran.

La storia è meno splatter ma ugualmente triste. Elham Asgari è una nuotatrice di 32 anni. Da tempo combatte con leggi vetuste di una religione che non rende liberi, ma al contrario, pone veti e censure; soprattutto se si parla di donne.

Elham non si è vista omologare il record di 6 Km a nuoto in mare aperto perché la palandrana che la ricopriva da capo a piedi (non oso immaginare quanto debbano pesare quei drappi bagnati, e quanto più veloce sarebbe potuta andare senza di essi) a detta dei giudici non nascondeva del tutto le sue forme femminili.

Stento a credere che sulla stessa terra dove si è sdoganato il matrimonio tra persone dello stesso sesso ci siano ancora paesi dove le donne vengano assoggettate a regole medioevali che prevedono pene corporali, a volte capitali. Lo sport può e deve rendersi ambasciatore di un movimento di emancipazione che renda possibile ad una atleta di esprimersi in maniera libera, al pari delle sue colleghe – avversarie.

Chiudo con un saluto commosso a Tito Traversa. Il piccolo free climber, promessa dodicenne di uno sport che ora è nell’occhio del ciclone, morto dopo un volo di venti metri da una parete in Francia. Non discuterò se sia lecito far praticare sport estremi a ragazzi così giovani; la passione non ha età, ma talvolta anche è indotta dai genitori. Mi piace pensare che il piccolo Tito sia morto facendo una cosa che lo rendeva felice.

 

Giuseppe“Full” Fiorito, grande appassionato di sport a stelle e strisce e telecronista per hobby, ha frequentato l’Isef della Lombardia e giocato a Football Americano

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