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Se è trascorso più di un mese dal mio ultimo articolo, e di questo chiedo comunque venia, è perché sono passato, sarebbe più corretto dire tornato, dallo sport raccontato allo sport vissuto. La mia carta di identità non mi permette ovviamente di calcare il terreno di gioco ma, visto che ho un po’ di tempo libero, ho deciso di mettere a disposizione della squadra di football di Cagliari la mia piccola esperienza e così i Crusaders si sono trovati un defensive coordinator per la stagione 2014.

Non che il campionato, o i campionati, di calcio lascino molto spazio alle riflessioni: in Germania il Bayern ha vinto il campionato con 7 giornate di anticipo, in Italia la Juventus sta per fare la stessa cosa, così come il PSG d'oltralpe. Fortunatamente in Spagna Simeone potrebbe interrompere l’egemonia Real – Barcellona, altrimenti sarebbe una noia mortale per tutto il vecchio continente.

Mentre i grandi pensatori del calcio discutono se sia giunto il momento di una super lega continentale, sono lieto di aver pescato la notizia che mi accingo a raccontare proprio dal mio sport di origine.

Domenica scorsa nella periferia di Milano si stava giocando Daemons – Blu Storm; partita dura, intensa, senza esclusione di colpi, ma secondo le regole e un codice di cavalleria che i signori calciatori dovrebbero prendere ad esempio. Durante un’azione di gioco il quarterback degli ospiti sbatte contro il muro difensivo dei Daemons e nell’impatto col terreno perde il casco. L’inerzia dell’azione non è terminata e c’è il rischio di colpire ancora il giocatore, reso inerte dalla mancanza della protezione. Ciò non avviene perché il defensive end dei Deamons intuisce il pericolo e fa scudo all’avversario col proprio corpo, allontanando col braccio potenziali pericoli.

L’azione finisce, il quarteback riprende il casco e la partita continua. Alla fine non importa chi ha vinto, ma il gesto cavalleresco tra due avversari che non hanno smesso di combattersi continuando però a rispettarsi…questo, signori, è il football !

Di Bethany Hamilton abbiamo parlato qualche tempo fa, ma la sua storia è talmente bella che merita una rilettura, anche perché nel frattempo ci sono stati sviluppi. Ma andiamo con ordine: nel 2003 , a soli 13 anni, mentre coltiva la sua grande passione, il surf, uno squalo tigre le divora il braccio sinistro. La ragazzina non si lascia prendere dallo sconforto e spinta da una profonda fede religiosa non solo vince la paura e ritorna in acqua, ma partecipa alle gare nel circuito professionistico. Su di lei si sono scritti articoli, libri ed è persino uscito un film; nel 2005 visitò la Thailandia devastata dopo lo tsunami. “incontrai dei ragazzi terrorizzati dall’oceano. Dissi loro di non aver paura e li feci surfare con me”. L’altro giorno, a più di 10 anni da quel terribile incontro in mare aperto, Bethany ha vinto alle Hawaii la sua prima gara nel circuito pro, la Surf n’ Sea Pipeline. È un bellissimo trofeo da mettere in bacheca, ma sono certo che non sia il suo più importante…né l’ultimo.

 

Giuseppe“Full” Fiorito, grande appassionato di sport a stelle e strisce e telecronista per hobby, ha frequentato l’Isef della Lombardia e giocato a Football Americano