ALTRE PALLE. Full Fiorito: “Negli Usa a Natale e Capodanno lo sport non si ferma”
L'ultimo week end del 2012 ci ha consegnato, oltre alla certezza che i Maya si erano sbagliati, anche le dodici contendenti che si affronteranno nei play off dell’NFL.
Prima di entrare nello specifico vorrei condividere un paio di riflessioni con voi. La prima riguarda proprio le partite durante le festività. Chi mi segue sa che io ridurrei il numero dei match di calcio nel corso dell’anno, ma non sono d’accordo che proprio durante le feste il campionato si fermi, al contrario di quelli di basket, volley e altri sport “minori”. In America le partite di Natale e di capodanno sono un vero e proprio happening. Le famiglie si ritrovano a tifare la squadra del cuore o, ancora meglio, la squadra dell’università che hanno frequentato (le finali universitarie cadono tutte a cavallo dell’anno nuovo) per poi giocare tutti insieme una partitella nel prato o giardino di casa. È un altro modo di vivere le feste celebrando nel contempo lo sport. La seconda riflessione è collegata alla prima da un comune denominatore: lo sport come spettacolo. Non sono un frequentatore delle corse dei cavalli, ma mi ha reso triste la notizia della chiusura, dopo 87 anni di onorato servizio, del trotter di San Siro. La crisi ha dato la spallata finale ad un mondo in profondo declino dai fasti degli inizi del secolo scorso, quando le signore andavano all’ippodromo col vestito buono e l’ombrellino. Epsom, Aqueduct (dove venne coniato il nome “la grande Mela” in riferimento a New York) Longchamp, Ascot e San Siro erano considerati alla stregua dei teatri o dei salotti mondani. Ora sono quasi tutti luoghi decadenti frequentati per lo più da “loschi” individui. Dispiace per una “vecchia cattedrale” dello sport che ha visto le gesta di Ribot e Varenne, per citarne due a caso, e per un mondo, quello dell’equitazione in profonda crisi di identità. Ci sono splendidi film ambientati nel mondo dell’ippica, ma sono tutte storie di molti anni fa, pagine patinate di anni passati che forse non torneranno più.
Torniamo all’attualità. Domenica si è disputata l’ultima giornata del campionato di football che, come al solito, è stata seguita dall’ormai famigerato “Black Monday” il giorno in cui vengono licenziati gli allenatori delle squadre che non hanno raggiunto gli obbiettivi sperati. Quest’anno sono stati 8, un quarto del totale, anche se l’unico che mi aspettavo saltasse, Rex Ryan dei disastrosi New York Jets, ha mantenuto il posto. La cenerentola è stata Kansas City, che avrà la prima scelta nel Draft di Marzo.
Ai play off approdano Denver e New England da una parte, San Francisco e Atlanta dall’altra, con Indianapolis e Seattle pronte a rovinare la festa. Il miglior Giocatore ? Adrian Peterson di Minnesota: reduce da un grave infortunio al ginocchio è tornato a livelli stratosferici, fermandosi a 9 sole yards dal record di corse di tutti i tempi. tra i giovani ottimi Luck e Griffin III come da pronostico, ma anche Wilson di Seattle.
Giuseppe Full Fiorito
Giuseppe“Full” Fiorito, grande appassionato di sport a stelle e strisce e telecronista per hobby, ha frequentato l’Isef della Lombardia e giocato a Football Americano
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