ALTRE PALLE. “Full Fiorito”: Le emozioni del Madison Square Garden
Questa puntata potrebbe intitolarsi “dal vostro corrispondente a New York". Per chi, come il sottoscritto, è amante di sport americani, guardare una partita al Madison Square Garden una volta approdato nella Grande mela è come salire sull’Empire State Building o visitare la statua della libertà: un must!
Non nascondo che ero emozionato come un bimbo che per la prima volta va al circo; mi trovavo al cospetto dell’arena sportiva più famosa al mondo. Casa dei Knicks di basket e dei Rangers di hockey, il Garden ha ospitato i maggiori spettacoli della federazione di wrestling (più di 200 sold out per le varie Wrestlemania, Royal rumble e survivor series) e alcuni tra i più grandi incontri di boxe di sempre (Joe Frazier Vs Mohammed Alì su tutti, senza dimenticare che in questa storica arena Primo Carnera si laureò campione del mondo).
Nato come velodromo nel 1879, il nome Madison si riferisce ad una specialità del ciclismo su pista da noi conosciuta come “Americana”. Dal ’77 al 1989 è stata anche la sede dei Master di tennis.
Al di fuori dell’ambito sportivo, innumerevoli sono stati i cantanti che si sono esibiti tra le mura del Garden: da Elvis a Sinatra, dai Queen a Michael Jackson, tutti i grandi della musica sono passati di qui. Pensate che nel 1974 ha ospitato l’ultimo concerto di John Lennon e nell’86 Nino D’Angelo ha fatto registrare il pienone !
È stata un’esperienza bellissima: non solo la partita; ho visto i New York Rangers vincere ai rigori contro Toronto dopo una partita al cardiopalma e dei supplementari spettacolari (pensate che in over time giocano con un giocatore in meno a testa, per aumentare le probabilità di segnare, come se nel calcio i supplementari li giocassero in 9 contro 9), ma anche il contorno era magnifico. A tutti i 20.000 spettatori è stata regalata una maglietta coi colori dei Rangers, in modo che il colpo d’occhio fosse più spettacolare; ad ogni time out dai mega schermi sparsi ovunque saettavano statistiche, replay, interviste live ad allenatori e giocatori. Tra un tempo e l’altro il pubblico veniva coinvolto in giochi, gare (in una di queste un tale ha vinto 10.000 $ !!!) e cori; insomma, uno spettacolo nello spettacolo. Il tutto coi tifosi di New York e Toronto spalla a spalla senza recinzioni né barriere. Mi sono rammentato con tristezza che qualche giorno prima di partire avevo visto al Forum di Assago l’Armani Jeans giocare contro Pesaro in un palazzetto pieno a metà, con una zona riservata ai 50 tifosi Marchigiani isolata dal resto per paura degli scontri tra le diverse fazioni.
Credo che la sostanziale differenza tra la nostra cultura sportiva (o mancanza di essa) e la loro stia proprio in questo: vivere la partita come uno spettacolo che accomuna tutti, indipendentemente dal risultato finale. Poi i beceri ci sono ovunque, ma se sono la minoranza non fanno danni. Alla prossima, parleremo di Jackie Robinson!
Giuseppe“Full” Fiorito,
grande appassionato di sport a stelle e strisce e telecronista per hobby, ha frequentato l’Isef della Lombardia e giocato a Football Americano
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