ALTRE PALLE. Full Fiorito: Il mitico Jackie Robinson

"Non sono interessato alla vostra simpatia o antipatia; tutto quello che chiedo è che mi rispettiate come essere umano”. Questa frase è stata pronunciata da Jackie Robinson, all’indomani del suo ingresso, primo giocatore di colore, nella Major League di baseball. avevo promesso che avremmo parlato di lui nella scorsa puntata in quanto è in uscita un film biografico molto bello intitolato 42, come il suo numero di maglia. Io ho avuto modo di vederlo durante il mio viaggio negli Stati Uniti e devo dire sono rimasto molto colpito dalla storia di questo talentuoso ragazzo della Georgia, spinto all’attività sportiva dal fratello, vincitore di una medaglia Olimpica a Berlino nel ’36. Jackie non si da all’atletica ma agli sport con la palla: baseball, football e basket, prima di partire per la seconda guerra Mondiale dopo l’attacco a Pearl Harbour. Sotto le armi finisce davanti alla corte marziale per essersi rifiutato di sedersi in fondo al pullman con i ragazzi di colore.
Sono infatti gli anni bui degli stati uniti; quelli della segregazione razziale. Anche lo sport ne è colpito e in parte complice. Le leghe professionistiche sono riservate agli atleti bianchi mentre per i ragazzi neri ci sono delle leghe minori chiamate “Negro Leugue” (alla lega nera del basket facevano parte anche gli Harlem Globetrotters).
Ad interessarsi a lui mentre gioca con i Kansas City Monarchs delle Minor League è Branch Rickey, lungimirante presidente dei Brooklyn Dodgers (splendidamente interpretato da Harrison Ford) che ne vede il talento (e il business) prima del colore della pelle, andando contro alle contestazioni non solo della lega e delle altre squadre, che minacciarono di boicottare le partite a cui si fosse presentato “il ragazzo negro”, ma anche dei propri compagni che prepararono una petizione atta ad allontanarlo dalla squadra. La contestazione interna venne placata dai vertici della società con un discorso negli spogliatoi che passò alla storia: “non mi importa se il ragazzo è giallo, nero o se ha le strisce come una fottuta zebra. Io sono il manager di questa squadra e dico che lui gioca. Dico inoltre che lui ci può rendere tutti ricchi; e se qualcuno di voi non ha bisogno di soldi farò in modo che venga ceduto !”.
L’esordio di Jackie Robinson avvenne il 15 Aprile del ’47 davanti a 23.000 persone, la maggior parte delle quali lo insultò, minacciandolo perfino di morte. Questo non bastò a fermare il talento e la classe di questo ragazzo; grazie al temperamento forte e all’aiuto di alcuni compagni dei Dodgers, Jackie riuscì a conquistare gli appassionati del baseball, segnando un passo fondamentale verso l’integrazione razziale.
Gli storici dello sport considerano Robinson l’iniziatore di un nuovo stile di gioco che univa a grandi capacità in battuta una notevole velocità e un’ottima difesa, ma sarebbe un errore relegare il personaggio al solo ambito sportivo. Nonostante le sei World Series disputate, i premi come miglior giocatore della lega, le partecipazioni all’All Star Game, Robinson passerà alla storia come colui che ha contribuito ad un cambiamento epocale, tanto che la rivista Time Magazine lo ha inserito tra le “100 persone più importanti del XX secolo”.
Nel ’63 entrò nella Hall of Fame del baseball; dieci anni dopo i Dodgers ritirarono il suo numero di maglia, esempio seguito oggi da tutte le squadre della lega e di recente è stato insignito della medaglia d’oro del congresso: un fulgido esempio di come lo sport può cambiare la società. Non so se 42 uscirà nelle sale Italiane (un film sul baseball non è popolare come un cinepanettone) ma nel caso andate a vederlo; ne vale la pena !

Giuseppe“Full” Fiorito, grande appassionato di sport a stelle e strisce e telecronista per hobby, ha frequentato l’Isef della Lombardia e giocato a Football Americano

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