ALTRE PALLE. Giuseppe Full Fiorito: “L’ultima partita di Jeff…”

Il Pro Bowl, la partita delle stelle che si svolge una settimana prima della finale, non ha lasciato molti spunti di riflessione. È già qualche anno che il pubblico non segue questa kermesse al pari di quella di altri sport, e in molti si chiedono se sia necessario giocare una partita priva di intensità agonistica, con difese cuscinetto e punteggi stratosferici (la finale di quest’anno è stata vinta dalla NFC 62 a 35 !). La partita, a parte il mastodontico J.J Watt nell’improbabile ruolo di ricevitore, non passerà mai alla Storia, se non per la “storia” di Jeff Saturday. Jeffery Saturday, Centro di 1.88 per 134 Kg, a dispetto della mole è entrato nella lega 15 anni fa in punta di piedi. Non fu scelto nel Draft e firmò per Indianapolis dopo che altri team lo rifiutarono. In quell’anno la prima scelta universitaria fu l’astro nascente Payton Manning, e Jeff si prese cura del gioiellino proteggendolo coi suoi blocchi per dodici lunghi anni. Insieme hanno vinto un superbowl e sono stati convocati a molte partite delle stelle. Due anni fa Manning si infortunò il collo e venne tagliato. Jeff, anch’egli a fine carriera, dovette cercarsi un'altra star da proteggere coi suoi blocchi.

Al Pro Bowl di quest’anno, l’ultimo di Saturday che ha annunciato il ritiro a fine stagione, i due vecchi amici si sono trovati da avversari; poi è successa una cosa da libro Cuore. Payton Manning ha chiesto agli arbitri se, almeno per un’azione, Jeff potesse cambiare squadra e passare la palla al suo vecchio quarterback, come aveva fatto per tanti anni. E così, tra il tripudio del pubblico, Jeff ha giocato la sua ultima partita vestendo le due maglie in cui ha giocato per 15 anni: un onore che mi pare di ricordare sia stato concesso solo al grande Pelè in occasione della sua partita d’addio. Cambiamo continente e sport; ci spostiamo sul naviglio grande di Milano. No, non ho bevuto, ma parlo di acqua. Si è tenuto in questi giorni, infatti, il “Cimento Invernale”, la gara lungo le gelide acque del naviglio Meneghino che trae le sue origini nel lontano 1895, quando alcuni intrepidi membri della Canottieri Olona, per diffondere la passione del nuoto tra i loro concittadini, si impegnarono in una gara di 150 metri lungo quello che i Milanesi consideravano il “loro” fiume.
Qualche anno fa, per suggellare la fine di un periodo vergognoso in cui le acque erano putride e nauseabonde, si è rispolverata questa tradizione secolare ed oggi, in un “campo di gara” tornato balneabile, i partecipanti sono stati più di cento. Da vero sportivo non posso che ammirare questo manipolo di eroi e invidiarli, fino a quando non mi presenterò anche io alla Darsena per cimentarmi col naviglio d’inverno.
Tra le tante cose che ho messo nella mia bucket list, oltre al Cimento, c’è anche la Marcialonga. Nata nel 1971 dall’idea di quattro amici che volevano organizzare una gara di gran fondo sulla falsa riga delle competizioni Scandinave. Mai nelle loro più rosee previsioni i quattro si aspettavano che alla partenza di Moena si presentassero in 1000 ! fu l’inizio di una kermesse che negli anni ha portato migliaia di atleti e non, a cimentarsi con i panorami incantati della Val di Fassa, le salite della Val di Fiemme e soprattutto con loro stessi. Non vi racconterò di grandi atleti, come il “grillo” De Zolt o Maria Canins, che vinse ininterrottamente dal ’79 all’’88, ma di un signore che vide la prima edizione della Marcialonga alla Tv da un salotto di Caserta, quasi 1000 Km più a Sud, rimanendone affascinato. Il tale aspettò un anno, prese la macchina e andò a Moena senza aver mai messo ai piedi un paio di sci da fondo. Ne affittò un paio che provò nel giardinetto della pensione dove era in affitto e si iscrisse alla gara. Partì col gruppo degli ultimi, quelli che simpaticamente vengono chiamati i “bisonti”. Ci mise 11 ore ad arrivare in fondo; il sole era tramontato già da un po’. Aveva vesciche grosse come frittate ma era arrivato al traguardo. Questo è quello che conta. Questo è lo spirito di questa splendida e durissima gara, nella quale l’ultimo arrivato viene premiato alla stessa stregua del primo.
Ci tengo molto a cimentarmi in questa prova, come in quella de Naviglio, perché quel signore, tanti anni fa, era mio padre.

Giuseppe Full Fiorito 

Giuseppe“Full” Fiorito, grande appassionato di sport a stelle e strisce e telecronista per hobby, ha frequentato l’Isef della Lombardia e giocato a Football Americano

Condividi questo articolo:

Commenti