OLIMPIADI AZZURRISSIME. Full Fiorito: “Se ogni calciatore milionario prendesse a cuore la carriera di uno dei tanti veri atleti sparsi nel mondo…”
Le Olimpiadi sono appena terminate ma l’eco delle sue storie continua ad arrivare fino a noi, come la scia di una nave che si allontana inesorabilmente. Ne voglio raccontare due che mi hanno colpito particolarmente, dai finali opposti. Ma questa è la vita.
La storia di Mo Farah inizia in Somalia, stato poverissimo e all’epoca straziato dalla guerra civile. Per salvaguardare almeno parte della famiglia dalla violenza, i genitori di Mo decidono di mandare tre dei sei figli in Inghilterra. Qui, tra mille difficoltà di adattamento Mo cresce solo, con l’unico appiglio dello sport. Grazie alle sue doti si fa notare dal suo professore di educazione fisica che lo indottrina all’atletica leggera. Mo Farah corre veloce, talmente veloce che a Londra, nel suo paese adottivo, vince l’oro nei 5.000 e 10.000 metri. La stampa e gli sponsor cavalcano la sua storia commovente, ricamandone nuovi capitoli. Si scopre allora che Mo ha un gemello, Hassan, che viveva con lui in simbiosi e che è rimasto in Africa, nel Gibuti. Hassan ha seguito commosso le gesta del fratello, riflettendo, come ho fatto anche io, sul destino delle persone: due gemelli, lo stesso DNA, le stesse fibre muscolari, lo stesso talento. Sarebbero potuti diventare come i gemelli Damilano ? chissà. Ora che è ricco e famoso Mo Farah, potrà fare qualcosa per il fratello e per il villaggio dove vive. Sarebbe un lieto fine per questa storia.
Lieto fine che invece non c’è nella storia di Samia Yussuf Omar, Somala come Mo Farah, figlia di una fruttivendola di Mogadiscio con la velocità nei piedi. Non è una campionessa, ma ce la mette tutta e nel suo piccolo compie un’impresa storica, una delle poche atlete Somale a portare la bandiera ai giochi Olimpici di Pechino. Corre i 200 metri ma in pochi si ricorderanno di lei, sorpassata in qualifica dalle saette Jamaicane e Statunitensi. Per Samia quei 32 secondi sono comunque il momento più alto della sua vita “è stata un’esperienza bellissima, ho corso con le migliore atlete del mondo”. Poi di lei si sono perse le tracce, destino che accomuna la maggior parte degli atleti una volta che si spengono i riflettori delle Olimpiadi. Certo, Bolt farà un sacco di spot, da noi Vezzali, Russo e altri medagliati avranno ancora dei momenti di gloria prima di Rio, ma quanti, in tutto il mondo verranno ricordati. Lottatori Kazaki, corridori Africani, tuffatori Messicani e potrei andare avanti tutto il giorno: che fine hanno fatto? Sulle pagine dei nostri quotidiani fa più notizia il calciomercato estivo. Samia sulle pagine dei nostri giornali c’è tornata. Purtroppo. È morta su una carretta del mare, in mezzo ad altri disperati che come lei cercavano di raggiungere l’Italia per inseguire un sogno che andava più veloce di lei.
So che è pura utopia galoppante, ma se ogni calciatore con contratto milionario si prendesse a cuore la carriera di uno dei tanti atleti sparsi nel mondo (una sorta di adozione sportiva a distanza) la Terra sarebbe un posto migliore, perché Londra l’ha dimostrato, dallo sport partono le radici di un albero i cui rami toccano la vita di tutti.
Giuseppe“Full” Fiorito, grande appassionato di sport a stelle e strisce e telecronista per hobby, ha frequentato l’Isef della Lombardia e giocato a Football Americano.
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