ALTRE PALLE. Full Fiorito: “E’ il momento di risorgere per alzare il 20 maggio la Coppa”
I lettori abituali della mia piccola rubrica mi scuseranno ma il momento è tale da farmi valicare i margini abituali e sconfinare in un ambito a me poco congeniale. Per farla breve, oggi si parlerà di calcio e della crisi del Napoli. Ieri ero “etereo” ospite del duo Gaipa – Libertino e si è disquisito di preparazione fisica, di contraccolpo psicologico e soprattutto del fatto che il corpo è subordinato alla testa, e se c’è fumo in cabina l’aereo casca. Alcune cose però, per motivi di tempo, sono state tralasciate e mi sembra d’uopo chiudere il cerchio. Primo argomento, le bandiere: Milan e Inter hanno Ibrahimovic e Milito, che se non sono il più fulgido esempio di attaccamento alla maglia, sono il terminale di tutte le manovre rossonerazzurre, e le persona sulla quali fare affidamento nei momenti di bisogno. La Juventus, dopo averlo ignorato per gran parte della stagione, ora che il pallone ha il peso specifico del piombo, ha rischierato la sua bandiera storica e Alex Del Piero ha ripagato con gol pesanti. Persino la Roma ha rispolverato il Pupone e lui ha fatto come Garibaldi a Teano: ha obbedito e segnato. Nel blog continuo a leggere lamentele (in parte sacrosante) sulla difesa, ma credo che il problema vero sia la mancanza di una bandiera che si erga dal coro e porti la croce, dia l’esempio e si carichi della responsabilità che la leadership esige. Saranno anche spompati per un utilizzo poco lungimirante, ma, come dico sempre, il purosangue si vede all’arrivo e i tre tenori stanno “steccando” proprio sul finale. Secondo argomento, la mancanza di motivazione. Il buon Gaipa ha chiesto in radio quale fosse l’ingrediente mancante per far tornare la fame agli azzurri dopo che è venuta meno la motivazione Champions. Elementare caro Watson: la fame viene mangiando! Sono passati troppi anni da quando Re Diego ha sollevato l’ultimo trofeo al San Paolo e non c’è più nessuno in squadra che si ricordi il sapore della vittoria. Sono certo che se per caso il Napoli si aggiudicasse la Coppa Italia i giocatori si ricorderebbero quella sera per molto tempo (come nell’Enrico V di Shakespeare) e l’onda dell’entusiasmo sarebbe come uno tsunami che li farebbe cavalcare verso nuove conquiste, consapevoli della sensazione che si prova a vincere. Se ci fosse ulteriore bisogno di motivazioni (e citazioni) cedo volentieri la parola ad uno dei monologhi più motivanti della storia del cinema, cortesemente regalatoci da Al Pacino. “Non so cosa dirvi, davvero… tre minuti alla nostra più difficile sfida professionale. Tutto si decide oggi. Ora, o noi risorgiamo come squadra, o cederemo, un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, fino alla disfatta. Siamo all’inferno adesso, signori miei, credetemi. E possiamo rimanerci, farci prendere a schiaffi, oppure aprirci la strada lottando verso la luce. Possiamo scalare le pareti dell’inferno… un centimetro alla volta (…). In questa squadra si combatte per un centimetro… in questa squadra massacriamo di fatica noi stessi e tutti quelli intorno a noi per un centimetro… perché sappiamo che quando andremo a sommare tutti quei centimetri il totale farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta. La differenza tra vivere e morire ! (…) Questo è essere squadra signori miei. Perciò o noi risorgiamo adesso, come collettivo, o saremo annientati individualmente. È il football ragazzi. È tutto qui… allora, cosa volete fare???”
Giuseppe“Full” Fiorito, grande appassionato di sport a stelle e strisce e telecronista per hobby, ha frequentato l’Isef della Lombardia e giocato a Football Americano.
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