? IL GRAFFIO. Corbo: “Gattuso indovina le mosse, battute le voci su Fonseca” ? LA TWITTATA DI DE LAURENTIIS
Una perfida voce si insinua negli ultimi giorni. Ad Aurelio De Laurentiis piace Paulo Fonseca, ma il calcio cinico e non baro fa vincere a Gattuso il confronto segreto per la panchina del futuro. Si è ballato con questo imbarazzante motivo di sottofondo. Con Roma e Napoli convocate per tentare il salto su uno degli ultimi treni in partenza ieri. A Torino quello per lo scudetto l’ha preso senza giocare l’Inter, e l’ha perso la Juve, rassegnata ormai a processi che un tempo superava con consumata malizia, dicano quel che vogliono, noi intanto vinciamo. Non è più così, come i sogni invecchiano anche i campioni. L’ha afferrato a Firenze il Milan appena bruciato dal Napoli, ed è tornato in corsa infiammando con l’Atalanta una eccitante volata per la Champions, che vale un bancomat da 40 milioni in su. Avanti Napoli, può provarci.
I protagonisti sono due, visto l’avvio. Gattuso resiste alle sirene che suggeriscono Osimhen, favorito dalle ultime modeste prove di Mertens. Ma come nel triennio delle meraviglie Sarri giurava che “con me Mertens gioca anche con la febbre a 41”, Gattuso concede solo qualche margine di dubbio, ma non pensa di tenersi Mertens in panchina. Ottima scelta, perché il “Ciro di Posillipo” dopo poco più di mezz’ora ha già segnato due gol, per lui settimo e ottavo di una stagione in rimonta. Lascerà spiccioli di tempo al biondone nigeriano. Risolto il primo quiz, Gattuso gestisce meglio di Fonseca la partita, avendola preparata con intelligenza, come non sempre gli è riuscito qualche volta, quando tentava magari per mancanza di titolari delle soluzioni tattiche estemporanee e squilibrate.
Contro una Roma stanca del viaggio a Kiev e logorata da una sfibrante vittoria che le dà tuttavia il privilegio di essere l’ultima italiana nel cartellone del calcio europeo, il Napoli ha il dominio del gioco. Per la sua freschezza atletica, per un sontuoso palleggio in velocità, ma anche perché messo meglio in campo. La Roma lascia una fascia orizzontale vuota perché sono tre i suoi attaccanti (Dzeko, El Shaarawy, Pedro) e poco disposti a coperture rapite. Si crea una zona franca per il Napoli che spesso sembra avere una doppia superiorità numerica: al centro c’è un indaffarato Diawara con Pellegrini, ma il Napoli prevale creando densità. Gioca su corte distanze, anticipa la Roma nelle seconde palle, si infila sulle corsie esterne dove funzionano i suoi triangoli. A destra Hysaj si intende con Politano ed un finalmente riconoscibile Fabian Ruiz: in questo mulinello si smarriscono El Shaarawy e soprattutto il deludente Spinazzola. A sinistra il rigenerato Mario Rui si propone per una brillante sinergia con Insigne, per il capitano da molto tempo è già primavera, stringe il campo e si accentra lasciando spazio a Mario Rui che sovrasta Kardorp , buona intesa con il prudente quanto lucido Demme. In quel settore si vede l’inatteso Koulibaly che pianta in asso Pedro e crea una curiosa variante. A Dzeko pensa Maksimovic, senza perdere un colpo. E Fonseca non può non ritirare Dzeko per Borja Mayoral, decisivo in Ucraina. Dzeko lamenta anche un insulto muscolare.
I conti sono sbilanciati in favore del Napoli, perché Fonseca ripropone Cristante al centro della difesa, vuole che sia lui a far ripartire l’azione da dietro. Non va così. Ha contro due che attaccano senza farsi marcare, sfuggenti e creativi, Zielinski e Mertens, sostituiti con Politano in favore di Elmas, Lozano e Osimhen, opaco e litigioso. Non sono i cambi, ma la doverosa reazione della Roma a schiacciare il Napoli nella ripresa. Ma la difesa regge bene, anche quando un malanno di Maksimovic fa entrare Manolas. L’ultimo treno parte, Gattuso è a bordo. E saluta dal finestrino il più triste Fonseca. Antonio Corbo blog Repubblica
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