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Un unico episodio, per di più fortunoso, può regalare i tre punti ma non una vittoria. La vittoria è dei tifosi del Napoli che sono corsi ad abbracciare la squadra al rientro in piena notte, la vittoria è di una squadra che ha lottato a testa alta, la vittoria è sentire nell’aria che, nonostante tutto, qualcosa è cambiato (assurdamente in positivo). Avete presente quando, all’università, vi togliete davanti un esame pesantissimo? Il risultato è l’ultima cosa che conta, l’importante è toglierselo davanti per vedere l’inizio della discesa. Ora gli azzurri si sono scrollati di dosso il peso di questo confronto e, a prescindere dal risultato, possono ricominciare a correre più leggeri. Certo è inutile raccontarsi bugie, resta l’amaro in bocca per una brutta gara (da parte di ENTRAMBE), il rammarico di vedere Insigne ed Hamsik sottotono proprio contro gli odiati rivali. C’è sempre un velo di tristezza quando finisce così. Eppure c’è la sensazione che questa non sia la nostra unica occasione di rivincita sportiva e sociale, si ha la sensazione che questa sia “solo” una partita non per forza determinante. Guai a chi, superficialmente, si permette di concludere che il Napoli è Higuain-dipendente; il Napoli non ha segnato come non aveva fatto la Juventus fino all’88 esimo minuto. I bianconeri da chi dipendono allora?

Lasciamo perdere le chiacchiere di circostanza, i commenti banali e la riverenza per chi (in passato) ha dominato dentro e fuori dal campo. Il Napoli non è più una sorpresa ma una certezza.

Il Napoli, quello di Diego, perse 3-0 contro il Milan diretto avversario per il titolo. Quel Napoli vinse lo scudetto. Che nessuno cada nella tentazione di fare proclami un po’ troppo affrettati.

“FA PIU’ RUMORE UN ALBERO CHE CADE CHE NON LA FORESTA CHE CRESCE”

Roberta Turco