L’ANALISI. Calemme: “Dalla gioia di Torino agli insulti di Firenze, una settimana che non dimenticheremo”
Minuto 90. Callejon si avvicina alla bandierina, guarda al centro dell’area, sfodera un cross perfetto. Koulibaly vola, vola altissimo, e le maglie bianconere che lo circondano possono solo osservarlo da lontano, ammirarlo, mentre sfregia la porta di Buffon con una siluette degna di Air Jordan.
Gioia infinita. Gli azzurri impazziscono a bordocampo, Josè aspetta l’arrivo di Kalidou immobile per poi abbracciarlo, strattonarlo. Allan ha una mezza crisi epilettica, Zielinski, pur nella sua timidezza, provoca i tifosi bianconeri, Insigne si batte la mano sullo stemma, il gruppo è un enorme carnevale che già pregusta l’atmosfera che lo attende in città.
Nello stesso istante, tifosi del Napoli in ogni parte del mondo piangono, gridano, si innamorano di una notte indimenticabile. Inevitabile attendere la squadra in aeroporto, non per festeggiare, ma per dirle grazie. Espugnare Torino in quel modo non è roba da tutti i giorni. È uno scossone al palazzo, un vento rivoluzionario: le idee di Sarri avevano steso il gigante juventino, fino ad allora intoccabile in Italia.
Da quella notte in poi, una settimana magica. I video dei tifosi azzurri fanno il giro del mondo, gli influencer più famosi del calcio mondiale tifano Napoli. Fai un giro e ti rendi conto che quello che ti raccontavano dei tempi di Maradona era vero. Tutti sorridono, annuiscono ammiccanti, “ij che Napoli” non c’è nemmeno bisogno di dirlo. È quello che pensano tutti, in ogni angolo della città.
Da giovedì in poi, la concentrazione prende il posto dell’euforia. Le bandiere apparse per qualche ora dopo Juve-Napoli spariscono, e si pensa soprattutto a Inter-Juve. Un gemellaggio tacito, quello con i nerazzurri: per loro l’opportunità di restare in corsa Champions e levarsi lo sfizio di togliere uno scudetto ai rivali di sempre, per gli azzurri la chance di diventare leggende. Nel frattempo, a Torino sembrano impazzire: gli ultras si presentano varie volte a Vinovo per ‘incistare’ i ragazzi di Allegri, ma hanno un modo piuttosto particolare per portare a termine la missione. “Quello che avete fatto finora non conta nulla – gridava un ultras a Dybala – questo scudetto vale più di tutti, lo vogliamo, lo vogliamo fortemente, non possiamo perderlo!”. Sarebbe bastato un anno sfortunato, quindi, per cancellare sei stagioni di dominio incontrastato. Buono a sapersi.
Il match di sabato finisce nel peggior modo possibile per i napoletani: rimonta bianconera sul filo di lana firmata Higuain, dopo l’illusorio ed eroico 2-1 interista, polemiche infinite sull’arbitraggio di Orsato. Tra vent’anni ci chiederemo ancora come abbia fatto a non espellere Pjanic, ma tant’è.
Chi conosce bene questo Napoli, sapeva benissimo che al Franchi c’era il rischio di fare una figuraccia. La squadra di Sarri è tanto bella quanto fragile, e dopo aver preso una batosta a distanza (come accadde col gol di Dybala alla Lazio), fa una fatica terribile a rialzarsi. Sembra impotente, come se avvertisse che qualsiasi sforzo, qualsiasi successo è inutile di fronte allo strapotere della Vecchia Signora.
Un errore madornale, perché il ko di Firenze consegna, di fatto, il titolo alla Juventus, che potrà recarsi a Roma praticamente in ciabatte. Capitolo a parte meriterebbe l’accoglienza da parte dei fiorentini presenti al Franchi: insulti, cori indegni fino alla blasfemia (‘San Gennaro pezzo di m…’, e gli immancabili appelli al Vesuvio) e addirittura giornalisti ultras in tribuna stampa, che intonavano ‘vincerete il tricolor’ a un metro dai loro colleghi napoletani, dopo il 3-0, causando qualche tensione di troppo.
Nessuno chiedeva ai viola di scansarsi, anzi: il gruppo di Pioli merita solo elogi per aver lottato col cuore, come ha sempre fatto anche nei match con la Juventus, e regalato una soddisfazione ai suoi tifosi. L’odio sportivo che si respirava allo stadio, però, era decisamente eccessivo. Un’aggressività giustificata, da qualche giornalista, con la rabbia per la finale di Coppa Italia 2014, che in riva all’Arno considerano falsata. Come se fosse stata colpa del Napoli avere un proprio tifoso in fin di vita (che ci ha lasciati dopo 50 giorni d’agonia) per un colpo d’arma da fuoco. Lasciamo perdere.
Per Sarri e i suoi ragazzi, in lacrime dopo l’umiliazione, solo applausi, come quelli che gli hanno dedicato i tifosi partenopei presenti a Firenze, derisi dal resto dello stadio. Hanno provato a sconfiggere un gigante con una fionda, tre pietre e qualche idea geniale. Probabilmente non ci riusciranno, ma le emozioni di questa indimenticabile stagione resteranno per sempre nei cuori di ogni azzurro. Come quelle di questa folle settimana.
Di Mirko Calemme per tuttonapoli.net
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