L’AGENTE SPORTIVO. Luca Perillo a Il Napoli Online: “Va fatta subito chiarezza sul futuro di Conte. Giovani talenti? L’Italia U15 ne ha tanti”
Luca Perillo intervistato da Emanuela Menna per IlNapoliOnline, il portale fondato dal giornalista Alessandro Sacco. Ecco alcuni passaggi dell’intervista.
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Nella giornata odierna abbiamo realizzato un’intervista esclusiva a Luca Perillo, agente sportivo (Reset Group, fondata da Davide Lippi e Carlo Diana  nel 2007, specializzata in football management, procura sportiva, marketing e comunicazione) Nella piacevole conversazione abbiamo affrontato diversi temi, dalle zone di campo in cui il Napoli dovrebbe intervenire sul mercato, al pareggio del Napoli contro il Parma per poi concludere con le sue conoscenze in ambito di agente.
Di seguito, l’intervista completa:
“Mi chiamo Luca Perillo, sono un agente sportivo CONI FIGC e lavoro principalmente nel mondo del calcio, oltre ad essere un agente sono anche un avvocato. Ho iniziato a lavorare come avvocato, poi ho deciso di intraprendere la strada dell’agente sportivo poichè è la mia più grande passione sin da sempre. Avevo questo sogno nel cassetto, fin da quando ero piccolo, era un ruolo che mi affascinava molto e quindi ho deciso di provarci e da lì ho iniziato con gli studi e poi con la pratica lavorativa sui campi, facendo le prime esperienze sino poi ad approdare in questa agenzia in cui mi trovo ad oggi che si chiama Reset Group.”
Alla luce dell’andamento della stagione, secondo lei, quali sono le zone del campo in cui il Napoli dovrebbe intervenire con maggiore urgenza sul mercato per rinforzare la rosa? E per quali motivi specifici ritiene che proprio quei reparti necessitino di interventi mirati?
“Io credo che si debba partire dalla scelta dell’allenatore in vista della prossima stagione perchè è quella che poi determina il mercato quindi bisogna un attimo far chiarezza per capire se resta Antonio Conte, per quanto lui abbia ancora due anni di contratto, quindi ad oggi siamo obbligati a dire che l’allenatore della prossima stagione sia Conte però si vocifera, insomma, che non sia scontata la sua permanenza: un po’ per le chiamate dell’Italia etc. Qualora dovesse andar via bisogna capire che tipo di allenatore viene preso perchè potrebbero cambiare molte dinamiche: in primis il sistema di gioco che, presuppongo, tornare a essere composto da una difesa a 4 e da un gioco che prenda l’utilizzo gli esterni puri che saltino l’uomo. Se dovesse essere così, bisognerà andare ad apportare delle modifiche in base a quelli che sono poi i ruoli dove magari c’è carenza ad oggi e, va colmata quella carenza e dove invece c’è abbondanza quella abbondanza va magari un po’ sfoltita. Difficile sbilanciarsi finchè non si saprà chi sarà l’allenatore, quando lo sapremmo potremmo farci un’idea più chiara di quelli che potranno essere l’identikit dei giocatori più adatti al Napoli. Sicuramente per me, a prescindere da chi sarà l’allenatore, posso dirvi servirà un terzino destro perchè, con l’assenza di Di Lorenzo, che è il talismano della squadra, quando lui manca c’è parecchia difficoltà nell’avere un sostituto. Mazzocchi, per quanto sia un uomo spogliatoio, Conte ha dimostrato di impiegarlo poco e quindi non lo reputa un’alternativa di ugual livello a quello che è il valore di Di Lorenzo, quindi serve un giocatore lì che possa dare una mano oltre a Mazzocchi che può essere utile come jolly anche dall’altra parte di campo o magari come esterno alto con caratteristiche difensive. Questa , secondo me, è un po’ una certezza quella di andare a prendere un terzino destro e poi il resto si andrà su degli esterni offensivi che saltano l’uomo però, ti ripeto, dipenderà molto dall’allenatore che ci sarà l’anno prossimo.”
Nella partita di domenica contro il Parma, finita in un isidioso 1-1, non era meglio schierare Alisson Santos dal primo minuto? O la scelta del tecnico azzurro di metterlo in partita al 55′ è stata giusta?
“Ti dico che ho avuto la stessa idea mentre guardavo la partita sin dai primi minuti perchè per le caratteristiche del Parma, per il tipo di partita che abbiamo affrontato sicuramente un giocatore con le caratteristiche di Alisson che, appunto, salta l’uomo e crea superiorità numerica poteva essere sicuramente importante averlo dal primo minuto. Lì, però, si presenta una problematica, era difficile prendere una scelta in tal senso cioè la problematica è quella del sistema di gioco, Conte è stato chiaro a riguardo dicendo che non cambierà questo 3-4-2-1 che, ormai, è diventato un po’ il modulo di riferimento del Napoli e, giocando in questo modo, ovviamente lui schiera contemporaneamente sia De Bruyne che McTominay dietro la punta, con Anguissa e Lobotka a centrocampo, va fuori uno insomma dei quattro magari che poteva essere Anguissa scalando McTominay vicino Lobotka a centrocampo, non è semplice perchè sono tutti giocatori di altissimo livello e probabilmente un giocatore con le caratteristiche di Alisson poteva essere anche utile a gara in corso per spaccare la partita e per tenersi un cambio diciamo importante offensivo. Comunque si poteva anche interpretarla come l’ha interpretata Conte però è un’osservazione corretta perchè anche con Alisson al primo minuto avremmo potuto fare probabilmente di più quindi sono anche d’accordo con quello che dici”
Quali sono i requisiti attuali per essere un agente sportivo in Italia? Sia a carattere teorico, ma soprattutto dal punto di vista pratico?
“Da un punto di vista strettamente formale è richiesto l’abilotazione presso il CONI e la FIGC con un’esame che si tiene a Roma presso il CONI che è strutturato in delle prove sia scritte che orali con una preparazione che viene richiesta relativamente al diritto sportivo ma anche ad altre materie come il diritto privato e amministrativo. Ciò ti comporta poi la possibilità di poterti iscrivere, una volta superate le prove d’esame, all’albo degli agenti avendo l’abilitazione per poterlo fare. Una volta avviata la parte formale, c’è appunto un mondo che è quello del mondo pratico del lavoro in quanto tale e lì, diciamo che, dipende molto dal percorso che ha avuto la singola persona in questione perchè tanti che fanno questo lavoro sono ex giocatori o comunque persone che hanno avuto a che fare con i vari ruoli nel mondo del calcio e quindi si ritrovano sicuramente avantaggiati perchè posseggono già un network bello ampio di conoscenze e delle esperienze importanti già fatte. Chi come me invece che non è un ex calciatore ma una persona nuova nel settore deve iniziare girando per i campi, facendo contatti con addetti ai lavori e cercando di avere occhio per misurare chi potrebbero essere i futuri talenti del domani e, iniziare in questo modo a costruirsi una propria rete magari, soprattutto, cercare una collaborazione con qualche agenzia già strutturata nel settore come ho deciso io di fare e quindi iniziare un percorso inteam per affrontarlo insomma, supportato da altre persone e non in solitaria.”
Come il calcio italiano, anche il mondo dei procuratori vive una trasformazione: dibattiti sulle commissioni, regolamentazione, gestione delle transazioni…La professionalità è destinata a salire?
“Secondo me si, perchè già dal 2015 in poi è previsto obbligatoriamente questo esame CONI FIGC per poter esercitare la professione, ci fa capire che la materia è stata regolamentata e quindi ora solo persone che hanno studiato e che comunque si sono impegnate per arrivare ad esercitare questa professione possono appunto essere del mestiere. Ante riforma del 2015 non era così infatti sono entrate tante persone in maniera molto più facile. Io credo che la nostra sia una professione che è destinata ad essere sempre più qualificata proprio perchè sono previsti studi ed è un lavoro fondamentale il nostro per quello che è l’accompagnare la crescita degli atleti di qualsiasi età e per dare un supporto alle famiglie che magari non hanno conoscenze nel settore anche proprio nel merito non saprebbero prendere le scelte più opportune per la crescita del ragazzo. Invece affiancati da chi è già legato ai giusti contatti e fa questo di lavoro possono essere consigliati nei migliore dei odi, quindi io credo che poi passa tutto alla professionalità del singolo agente, della singola agenzia, ma quando si lavora bene, non si fa altro che fare anche del bene al prossimo.”
Questione talenti, domanda secca: davvero in Italia non ce ne sono piĂą, o non sappiamo piĂą cercarli?
“Allora ce ne sono e ce ne sono anche tanti, e sono convinto che le prossime generazioni lo dimostreranno. Occupandomi anche io di talenti, anche convocati nella Nazionale Italiana dall’Under15 a salire, posso affermare che ci sono tanti ragazzi forti di prospettiva e che le Nazionali di quella giovane fascia d’età già battono competitors come Spagna, Inghilterra, Germania. Quindi, i talenti a quell’età ci sono, io credo che il problema sia un altro cioè farli arrivare nella miglior e veloce maniera possibile all’interno delle prime squadre. Questo è il gap in confronto agli altri paesi, perchè qui l’inserimento da quello che è il passaggio che c’è dal settore giovanile alla prima squadra è sempre molto difficile e qui si dovrebbe ovviare a tutte queste problematiche facendo delle riforme in vario modo. Mi viene in mente di inserire l’obbligatorietà di inserire ragazzi, i cosidetti under, non solo nel dilettantismo ma anche nel professionismo quindi anche con ragazzi giovani di certe fasce d’età che devono necessariamente prendere parte alla gara e di non essere di nazionalità italiana, così come si può andare ad intervenire cercando di andare a lavorare sul discorso delle seconde squadre, quindi le squadre Under 23, come ha fatto l’Atalanta, la Juventus, il Milan. Pochissimi club hanno queste seconde squadre che sono fondamentali per la crescita dei ragazzi che gli permettono, dopo la Primavera, o addirittura saltando la Primavera, di andare direttamente a giocare in mezzo ai grandi magari in Serie C dove crescono più velocemente. Non è un caso che dal settore della Juventus, dell’Atalanta siano usciti molti giocatori che ad oggi sono nelle prime squadre o altrove. Io credo che si possa fare tanti interventi del genere per migliorare la situazione a livello globale. Proprio perchè i ragazzi ci sono, la materia prima c’è, ma bisogna creare presupposti che realmente si possano mettere inmostra altrimenti siamo sempre ragazzi che vanno a bruciarsi. Questo è il discorso.”
A cura di Emanuela Menna
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