IL GRAFFIO. Corbo: “Sei consigli al presidente De Laurentiis per rifondare il Napoli”

Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis
Il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis

Più legge che può qualificarsi per una coppa europea, più si piega sulle gambe. Più sente il presidente che va il sabato a dargli la carica, più si deprime. Più prende gol balordi, 40 fino a ieri, prima smette di contarli. Aspetta solo le partite che mancano. Ancora 7, coraggio ragazzi. E sarà finito l’anno nero, fatto di troppi inganni, promesse mancate, acquisti fantasma. Anche nella formazione bloccata dal Frosinone penultimo tra i fischi di Fuorigrotta, il Napoli non ha schierato uno solo dei nuovi.
Bocciati da tutti e tre gli allenatori coinvolti nella penosa stagione di uno scudetto tradito. Ma chi li ha comprati è ancora al suo posto. Il presidente e non solo, tutta la catena di comando. Amministratore, capo dello Scouting, due direttori sportivi in attesa del terzo, il giovane Giovanni Manna preso dall’Under 23 della Juve, riconoscibile per i salti di gioia in tribuna a Torino quando il suo club segna. Sarà lui a rifondare il Napoli. Rifondare, già. Ma come, con chi, quando? Il decimo pareggio non è solo un deludente risultato fischiato dal pubblico, uno vale l’altro, ma qualcosa di diverso e più profondo.
Il terzo allenatore della stagione, il preparato Ct della nazionale slovacca, venuto per rendere un favore a De Laurentiis e ad Hamsik ha preso le distanze. “Non siamo una squadra”. Una bastonata dopo essersi sgolato per una settimana.
Andrebbe via di notte, come il suo amico ed ex capostaff, Spalletti.
Contestano ora tutti, anche i tifosi delle Curve che scortavano entusiasti o silenti il Napoli dopo la “Tregua del Britannique”.
Osimhen non è stato ancora venduto per i 130 milioni sanciti dal costoso accordo privato con il calciatore ed il suo agente Calenda a fine dicembre. Il restauro del Napoli richiede capacità di progetto einvestimenti durante la crisi parallela del Bari, 16esimo in serie B, sconfitto sabato a Como con il terzo allenatore, l’anziano Iachini. Se salta, per due società gemelle sono 7 i tecnici in un anno. Presidente Luigi De Laurentiis a Bari, ma stessa cassa, la Filmauro. Stesso scenario che va analizzato tutto, con lucidità di gestione, coraggio e visioni dei giorni migliori di De Laurentiis padre. Imprenditore fortunato, lungimirante, scrupoloso, il primo ad aver inserito senza bugie metà famiglia negli utili di bilancio. Il calcio è impresa, e così fan tutte. Ma anche De Laurentiis deve riflettere.
1) Sa spesso scegliere gli allenatori, ma non sostituirli né dettare moduli e cambi nell’intervallo. A ciascuno il suo ruolo. Chi ha inventato Sarri e rimesso in panchina un discusso Spalletti non può fare altri casting alla cieca.
2) Ha fatto scuola guida con Pierpaolo Marino, dopo il foglio rosa accoglie Bigon segnalato da Mazzarri ex Reggina, trae il meglio da Giuntoli ma non può promuovere ds chi trova in famiglia, il giovane e pur gentile Sinicropi.
3) Si acquista il calciatore che manca, non chi si pensa possa valere una fortuna come al “Gratta e vinci”. Lo sfacelo di due mercati dice tutto. Cavani, Lavezzi, Hamisk, Higuain, Jorginho, Koulibaly, Kim sono stati bei colpi. Ma valevano davvero.
4) Osimhen va venduto comunque per evitare un secondo caso Allan e gelosie di ingaggi.
5) Niente utopie come Bagnoli, ma ricostruzione seria della squadra.
6) Accordo con il tandem direttore-allenatore. Come per lo scudetto. Con posizione attiva di 120 milioni lordi, 200 a giugno, è il migliore in una serie A sfondata di debiti. L’ha dimostrato. Ma sbatte se fa anche quello che non sa. Ha dimostrato a sue spese anche questo.

Antonio Corbo per Repubblica 

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