IL FATTO QUOTIDIANO. Napoli, il record negativo e il rischio di rivivere l’incubo del Milan di Tabarez e Sacchi

Tabarez sulla panchina del Milan con Roberto Baggio
Tabarez sulla panchina del Milan con Roberto Baggio

Ecco quanto scrive il Fatto Quotidiano a firma Andrea Romano: “La classifica ha assunto presto i contorni tetri dell’incubo. Perché i venti punti che separano il Napoli campione d’Italia in carica dall’Inter capolista raccontano piuttosto bene di come la stagione azzurra si sia completamente capovolta. L’anno della consacrazione rischia di diventare quello del fallimento. Per giunta clamoroso. Perché per capire in profondità le dimensioni del disastro azzurro bisogna guardare a un’altra graduatoria. Quella dei punti messi in cascina rispetto all’annata precedente. Il paragone è impietoso. Il Napoli che fu di Garcia e che ora è di Mazzarri ha raccolto 22 punti in meno rispetto alla stagione precedente. Nessuna squadra con lo scudetto sul petto ha mai fatto peggio in un girone. Un primato parziale che rischia di diventare presto assoluto. Perché da quando la vittoria vale tre punti solo una squadra è riuscita a fare peggio. Nel 1996/1997, infatti, il Milan ha raccolto 30 punti in meno rispetto all’annata precedente. Solo che allora i sogni rossoneri erano svaniti per consunzione. La squadra che in un lustro aveva raccolto quattro scudetti, una Coppa dei Campioni e una Supercoppa Uefa si era scoperta improvvisamente obsolescente. Fabio Capello aveva salutato tutti e si era accasato al Real Madrid. Serviva una rifondazione. Ma soprattutto il coraggio di portarla a termine. Mentre Galliani aveva iniziato a sfogliare la margherita dei possibili sostituti, Berlusconi mal sopportava l’idea di perdere il suo mister. D’altra parte era stato lui a inventarlo allenatore e il pensiero di vederlo vincere altrove era insopportabile. Un giorno un giornalista aveva chiesto al Cavaliere se stesse pensando anche a Tabarez. “Chi è costui?”, aveva risposto Silvio, “forse un cantante iscritto a Sanremo?”. Era una frase più sfottente che ironica. Ma che presto si sarebbe trasformata in verità”

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