? IL CASO. Sarri nel mirino di critica e tifosi ora rischia l’esonero

Sarri, De Laurentiis e Agnelli

Due partite bastano per riaccendere una crisi che la vittoria sull’Inter prima dello stop per il virus aveva congelato. Ma quella Juve era reduce dalla sconcertante prestazione di Lione nell’andata degli ottavi di Champions e le prestazioni a bassa intensità e bassa qualità contro Milan e Napoli (due 0-0, fino al ko ai rigori all’Olimpico), hanno scatenato di nuovo l’ampio movimento anti sarriano all’interno del variegato popolo di tifosi juventini.

Al netto di tutto, una cosa è chiara: questa Juve non può andare avanti a trascinarsi in questo modo. E se non ci sarà una svolta in campionato e in Champions, nonostante l’agenda stravolta dal virus, Sarri rischia. Lui si difende, ma non convince neanche a parole, oltre che nei fatti. Parla di dominio territoriale netto nella finale persa (e con il bilancio a favore del Napoli nelle occasioni). Rifiuta il concetto di Juve senz’anima, anche se chi entra dalla panchina ha un impatto e un atteggiamento non positivo e se la squadra non fa mai nulla più del minimo sindacale, portando avanti un piano di gara senza mai un’alzata di ingegno e tantomeno un aumento di ritmo. 

E se non ci pensa Ronaldo o se Dybala sbaglia un rigore, tutti i nodi tornano in evidenza. «Passione e senso di appartenenza», i concetti espressi da Rino Gattuso dopo la sua prima vittoria da allenatore, sembrano così lontani dalla Juve fredda e anonima di Sarri da scatenare una serie di domande, al di là della voglia di «processi» da parte dei tifosi. 

È tutta colpa di Sarri? Certo che no, perché la squadra è fatta di giocatori che stanno deludendo e invece dovevano essere al centro del progetto (Pjanic), di oggetti misteriosi come Rabiot e Ramsey sempre acciaccato, di equivoci in attacco tra Dybala e Ronaldo che si protraggono dalla gestione di Allegri. Di altri casi (vedi Higuain che vuole tornare in Argentina) che lasciano scorie pesanti. Va detto che peggio di così dal punto di vista atletico questa Juve difficilmente potrà esprimersi nelle prossime settimane. Sarri ha sempre avuto partenze lente, ma questa è diversa da tutte e forse richiedeva metodi diversi.

Proprio la mancanza di elasticità dell’allenatore anche nella lettura della partita (vedi la gestione delle sostituzioni) sembra un limite che rischia di appesantire la situazione. Quella era la specialità di Max Allegri, alle prese con problemi strutturali come Sarri e giubilato dalla piazza social e poi dalla Juventus, che tra dieci giorni finirà di pagargli il ricco contratto. In dodici mesi la Juve non ha fatto passi in avanti, anzi. Se non li fa adesso, nel duro corpo a corpo con la Lazio, il colpevole sarà ancora l’allenatore. Corriere.it

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