De Luca: “Azzurri spremuti alla meta”
Ecco quanto scrive su Il Mattino il capo dei servizi sportivi Francesco De Luca
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È stato un weekend da dimenticare per il Napoli: dopo la sconfitta contro l’Atalanta è arrivato l’allungo della Roma, volata a +5 sugli azzurri con la vittoria sul campo dell’Inter. Sabato ci sarà lo scontro diretto all’Olimpico: 90’ decisivi per il secondo posto, la piazza Champions che è il primo obiettivo stagionale.
Cominciano domani i sette giorni cruciali per la stagione: Juve in Coppa Italia, Roma in campionato, Real in Champions. Il Napoli non può perdersi proprio sul più bello, tiri fuori quella personalità che non si è vista né a Madrid (e un blocco psicologico, su quel campo, poteva starci) né contro l’Atalanta (e qui, pur con tutti gli onori che Gasperini e i suoi ragazzi meritano, il discorso è diverso). Quella di sabato è stata la quarta chance sprecata dopo i punti persi sui campi di Pescara e Genoa, o con Sassuolo e Palermo al San Paolo. Sarri ha testardamente difeso l’impianto base e il tridente leggero, anche a fronte delle difficoltà fisiche di alcuni giocatori, apparsi spremuti: tra essi Hysaj, Ghoulam, Hamsik, Mertens e Callejon. In questo momento è opportuno fare altri ragionamenti, magari compiere un “azzardo”, come l’impiego dal 1’ del ritrovato bomber Milik, o quelli del giovane Rog e dell’esperto Giaccherini. È impensabile credere di potere affrontare i 270 minuti chiave affidandosi soltanto a undici uomini: non lo farebbe nessun allenatore perché ora, proprio ora, non ci si può presentare in campo con un affanno fisico o mentale. Lo staff di preparatori e medici possono fornire al tecnico preziose indicazioni.
Il calcio di Sarri è il più bello in Italia, apprezzato anche a livello europeo. Cambiare poco, però, ne riduce l’efficacia e rischia di danneggiare la squadra. Allegri, che si prepara domani alla nuova sfida contro il Napoli, è maestro di tattica: cambia uomini e modulo e la Juve continua a vincere. Sarri è ancorato al suo gruppo che lo ha accompagnato nel percorso che tiene il Napoli in corsa su tre fronti. Ma nel gruppo ci sono anche altri giocatori come De Laurentiis ha ricordato a Madrid in forme e luoghi non corretti, con un evidente fondo di ragione. È possibile che nel patron sia affiorato un rimpianto su Gabbiadini dopo averlo visto segnare altri due gol (in tutto cinque in tre partite) con la maglia del Southampton, però il rapporto con il tecnico era inesistente: Manolo, andando via, neanche lo ha salutato. La panchina è stata allungata con spese sul mercato che non possono essere sottovalutate, proprio per evitare che si arrivasse al momento topico della stagione col fiato corto, come era accaduto un anno fa, quando a Udine venne schierata una squadra stanca mentre era in corso il duello a distanza con la Juve per il primato: quell’1-3 segnò la fine del sogno scudetto. La dura esternazione del patron negli spogliatoi del Bernabeu non deve spingere Sarri e gli azzurri a isolarsi rispetto alla proprietà: sono atteggiamenti che si rivelano alla lunga controproducenti. Non si vince “contro” ma “per” e lo hanno capito i quarantamila che al San Paolo hanno applaudito il Napoli dopo la sconfitta. Ne auspicano l’immediata reazione su due campi, lo Stadium di Torino e l’Olimpico di Roma, dove i tifosi azzurri non saranno ammessi. Poi arriverà la notte col Real. Ma il primo obiettivo resta assicurarsi il secondo posto a fine stagione, quello che Higuain e compagni rischiarono di perdere nella scorsa stagione, lottando fino all’ultimo proprio con la Roma. Senza la partecipazione alla Champions il fatturato del Napoli – il cui monte ingaggi è sensibilmente aumentato e ulteriormente salirà dopo i rinnovi dei contratti – calerebbe di oltre 40 milioni.
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