CorSport: “Se Sarri avesse Messi….”
Se avesse Messi vincerebbe qualcosa (in questo caso eviterei i riferimenti al nonno con le ruote o tre palle). Ma non ce l’ha: il suo Messi si chiama Insigne; Insigne che – secondo Sacchi – è “il talento italiano più puro degli ultimi dieci anni”.
Così come Messi è la cosa più vicina a Maradona, questo Napoli è la cosa più vicina al Barcellona di Guardiola. Solo che non ha la stessa qualità, né i costi peraltro, della squadra catalana: Jorginho non è Busquets, Hamsik non è Iniesta, Allan non somiglia a Xavi e insomma l’addestratore Sarri fa con quel che ha (non è poco) e lo fa benissimo.
Le due recenti sfide con la Juve e il 3-0 alla Lazio hanno restituito fiato e argomenti ai promotori della vittoria sopra tutto e tutti; gli stessi hanno applaudito il Napoli sottolineando, però, che anche stavolta non alzerà un trofeo. Nello sport uno vince e gli altri perdono, e da qualche stagione in Italia vince la Juve e perdono in diciannove. Ma c’è modo e modo di perdere e Sarri ha scelto quello più bello: divertendo, giocando un ottimo calcio, sviluppando un’idea ambiziosa, mettendo in difficoltà gli avversari, costringendoli al brutto. Presentando il Circo Eupalla.
Il palleggio insistito, preciso e rapido, i 151 tocchi di Jorginho, la sporcatura delle ripartenze dell’avversario e le verticalizzazioni di Insigne e Mertens sono una gioia per gli occhi, qualcosa che riduce notevolmente la delusione per le uscite dalle varie corse.
Parafrasando Fellini, “il calcio è come una vecchia puttana, come il circo e il varietà, e sa come dare molte forme di piacere”.
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