ALTRE PALLE – “Full” Fiorito: “Vi racconto il mito Mennea”

Da che mondo è mondo i ragazzini tendono ad identificarsi coi loro idoli sportivi, prima ancora che negli attori o nei personaggi televisivi. Le magliette dei campioni indossate nelle partitelle sottocasa, le pettinature che imitano quelle di Balotelli o El Shaarawy. Se un ragazzino corre veloce oggi viene apostrofato come “Bolt”; ai miei tempi, quando rincorrevo l’autobus 73 per viale Forlanini, l’immagine della velocità era accomunata al nome di Pietro Mennea.

Pietro Mennea, nato a Barletta nel ’52 e morto, ahimé ieri mattina, è stato, insieme a Sara  Simeoni, il più grande interprete dell’atletica leggera Italiana di sempre.

Campione Olimpico a Mosca nel 1980 (credo sia stata l’ultima volta che un bianco ha vinto i 200 metri alle Olimpiadi), il suo record di 19”72, stabilito a Città del Messico nel ’79 resistette fino al 1996 ed è ancora oggi, a distanza di secoli in termini atletici, record Europeo.

Al di là del palmares, che comprende titoli Europei e argenti Mondiali, di Pietro Mennea, ragazzo assolutamente normodotato che faceva dell’etica sul lavoro una malattia più che un credo, colpivano due cose: la sua eterna ed apparentemente impari gara, ma dovrei scrivere lotta, contro atleti sempre più “macchine” e dotati geneticamente e il rabbioso ardore col quale ha sempre raccontato e poi denunciato le vicende del doping.

Da sempre lontano dalle cronache mondane, rifiutava l’immagine di atleta – mito, per questo diventandolo suo malgrado. Ai gala e alle pubblicità lui preferiva lo studio della legge: Giurisprudenza fu la sua prima laurea, che gli consentì di redigere una proposta di legge sul doping. Poi scienze politiche, lettere e scienze motorie in una vorticosa rincorsa al tempo perduto tra allenamenti e ripetute che lo aveva portato anche a perseguire la carriera politica.

Un personaggio schivo, introverso, apparentemente scontroso agli occhi di chi non lo conosceva, ma senz’altro un puro che è diventato fonte di ispirazione di altri grandi sportivi, Mourinho su tutti.

Mennea ha vissuto gli anni della malattia con la consueta riservatezza che lo ha da sempre caratterizzato: a chi lo incontrava in ospedale diceva di essere venuto ad accompagnare un parente, e la perdita di tono veniva accostata ad un ritorno al peso forma che aveva sotto gara.

Con lui scompare, oltre che un grande atleta, una delle icone e dei ricordi che tutti abbiamo degli anni ’80, quando l’atletica non era ancora business e capitava di imbattersi in uomini e donne dai fisici normali capaci di imprese straordinarie.

 

Giuseppe“Full” Fiorito, grande appassionato di sport a stelle e strisce e telecronista per hobby, ha frequentato l’Isef della Lombardia e giocato a Football Americano

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