ALTRE PALLE – “Full” Fiorito: “La caduta del ‘dio’ Pistorius…”

Quando un umano sale sull’Olimpo degli dei deve fare attenzione perché da grandi altezze gli umani che cadono sono fragili. Questo è il pensiero più lucido che riesco ad esprimere sulla vicenda Pistorius, che scopre un vaso di Pandora sulla fragilità degli atleti, uomini che per abilità vengono innalzati al ruolo di semi – Dei come nella Grecia antica, quando le loro statue venivano erette accanto a quelle dei miti.

La storia è costellata di sconfinamenti dal mondo dello sport a quello della cronaca e ogni volta ci si interroga sui motivi, dimenticando che sotto la scorza dell’atleta vive un uomo, con le sue fragilità, le sue ossessioni, i suoi demoni, che non sempre riesce a sconfiggere come sul campo, in pista o sul ring.

Il caso più celebre fu quello di Carlos Monzon, il pugile Argentino mondiale a Roma contro Benvenuti, che uccise la moglie gettandola dalla finestra. O.J Simpson, stella del football, venne condannato per l’omicidio della moglie e del suo amante. Negli ultimi anni sono saliti alla ribalta della cronaca il wrestler Chris Benoit e il linebacker dei Kansas City Chiefs Jovan Belcher, rei di aver assassinato le compagne prima di togliersi la vita.

Quello che distingue il “caso” Pistorius da queste altre terribili tragedie è la storia che lo precede.  “Non sei disabile per le disabilità che hai, sei abile per le abilità che hai”. Queste sono le parole con cui Oscar Pistorius, nato con una malformazione alle gambe che gli vennero amputate da bimbo, convinse la federazione Olimpica a farlo partecipare, lui, pluripremiato atleta paraolimpico, ai giochi di Londra insieme ai cosidetti “normodotati”. Tutto il mondo, incluso chi vi scrive, ha versato lacrime e inchiostro per commemorare un momento storico dello sport: “Blade runner” aveva trovato il suo posto nel mondo degli Dei.

Invece, dopotutto, lui era “solo” un uomo; come lo era il nostro Marco Pantani. Uomini che sbagliano, che non vincono contro le loro fragilità: Dei che precipitano dall’Olimpo come Icaro quando si avvicina al sole.

Lungi da me anche solo pensare di giustificare certi comportamenti; il mio pensiero e le mie preghiere sono rivolti a Reeva Steenkamp e alle altre vittime di questi terribili atti di follia omicida, ma la riflessione che volevo condividere con voi è proprio sulla condizione di questi atleti – Dei, che una volta saliti sul piedistallo, vengono idolatrati al pari dei miti Greci, dimenticando in molti casi che si tratta di uomini mortali.

Per non chiudere malinconicamente vi invito a fare gli auguri ad un’altra leggenda vivente che in questi giorni compie 50 anni: il 17 Febbraio del 1963 nasceva Michael Jordan, il più grande giocatore ad aver mai messo piede su un parquet di basket.

6 campionati vinti, oltre 32.000 punti segnati, 5 volte miglior giocatore della lega, 14 volte convocato all’All Star Game. E proprio la sua partecipazione alla partita delle stelle era stata ventilata in occasione del suo compleanno. Molti addetti ai lavori che lo hanno visto giocare di recente affermano che è ancora il più grande. 

Giuseppe “Full” Fiorito

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