? IL MISTER. Gattuso: “Dobbiamo ancora guarire, ci manca un playmaker”

Gattuso

Una vittoria che restituisce il sorriso, che sblocca il Napoli dopo due mesi. «Ma dobbiamo ancora guarire. Stasera nella ripresa abbiamo fatto bene, ma la strada è lunga e dobbiamo lavorare. Non potevo fare miracoli in dieci giorni, ma la squadra è forte», avverte GennaroGattuso, alla prima vittoria azzurra. «Dobbiamo tornare a divertirci e giocare. Nel primo tempo non l’abbiamo fatto. Ora diamo continuità al lavoro cominciato», ha detto a Sky Sport. 

Tra le note stonate quella di Fabián, sostituito da Gattuso nella ripresa. «Ma per far giocare bene Fabián dobbiamo giocare bene anche noi. Ci serve equilibrio lavorando di reparto con sacrificio, poi la qualità verrà fuori», ha continuato Rino. «Ci manca un playmaker per giocare in un certo modo, ma onore a questo gruppo che si è messo a disposizione. Ho parlato alla loro anima, so lavorare solo così. Questi calciatori hanno fatto grandi cose negli ultimi anni, ora bisogna aiutarli: per giocare questo calcio serve lavorare sulle gambe. Ora testa all’Inter e alla Lazio».

Rino Gattuso, allenatore del Napoli, ha parlato in Press Conference dopo la vittoria sul Sassuolo:  “Abbiamo commesso tanti errori nel primo tempo, nella ripresa abbiamo iniziato a fare quello che voglio con una pressione più organizzata e meno imbucate subite. Non siamo guariti, serve tempo, ma dobbiamo ripartire dall’organizzazione e dal sacrificio nella ripresa. Gli attaccanti esterni si sono sacrificati, dobbiamo continuare su questa strada. Non faccio il mago, non credo che siamo guariti, ma la squadra è viva, sta cercando di fare un lavoro diverso, lavoriamo anche fisicamente in modo diverso. Non si vinceva da 2 mesi, non dobbiamo gasarci e pensare solo al campo. Tutto il resto ci sarà tempo per sistemarlo. Dobbiamo migliorare e tenere il campo per 95′. L’allenatore ha tante responsabilità, c’era tanta delusione a fine primo tempo. Non riuscivamo a vedere niente di positivo, quindi bravi loro ma che sia un punto di partenza. Giochiamo con un modulo diverso, facciamo un calcio diverso, voglio una squadra corta, organizzata, giocare di collettivo. Sono cambiate tante cose, Carlo ha fatto bene nella sua carriera ma a me non mi fa impazzire giocare con due linee da quattro, per me rimani troppo piatto. L’abbraccio finale come svolta? Non lo so, sono da tanto nel calcio, ogni gara ha la sua storia. Non so la gioia o l’abbraccio sarà la svolta, dobbiamo trovarla con le prestazioni, far tornare la gente allo stadio. Oggi ho sentito tanti fischi, parole non belle, ma ci sta, dopo però anche tanti applausi e gioia. Abbiamo il dovere di tornare compatti, cercando ciò che vogliamo fare e riportare l’entusiasmo che c’è stato per anni in città”.

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