A TU PER TU DI LUCA PERILLO. Il Napoli visto da Marco Bucciantini, tra mercato, scelte tattiche, campionato, Champions e tanto altro…
La redazione di Azzurrissimo.it ha intervistato il giornalista e scrittore Marco Bucciantini, da tutti apprezzato come uno dei principali opinionisti sportivi italiani.
– Chi consideri favorito per il secondo posto? Pensi che il Napoli debba guardarsi anche dall’Inter e che ci sia un rischio concreto di non centrare neanche la terza posizione?
“La lotta per il secondo posto è la più interessante del campionato, coinvolge squadre diverse per matrice tattica, per strategie di gioco. La più forte è il Napoli, che ha certezze e cultura che sfiorano le altre. Il rientro di Milik aiuterà a sfondare certe difese, mentre con Mertens si è sco
perto un sistema d’attacco che può essere micidiale, limpido, lussuoso in campo aperto. La Roma ha costruito la sua classifica in casa, ma questo testimonia il deficit di personalità individuale e collettiva che è difficile da migliorare. Però ha il passo degli 80 punti, per batterla bisogna farne molti. L’Inter è diventata forte, non bella (non può, troppo allacciata a giocatori individualisti come Perisic e Icardi, troppi portatori di palla come Joao Mario e Candreva: poche corse senza palla). S’è messa nella corsa con bravura, s’è guadagnata un posto che è il massimo per l’organico, ma ha un vantaggio: non ha coppe. Ha sicuramente 4 partite in meno di Napoli e Roma, forse – mi auguro, per le italiane in Europa – anche molte di più. Può allenarsi meglio. Soprattutto il Napoli in quelle quattro partite contro le due avversarie massime possibili (Real Madrid e Juve) consumerà molte energie psicofisiche. La competitività dell’Inter dipende quindi dalle altre, non solo da lei”.
– Cosa ne pensi dell’acquisto di Pavoletti? Rappresenta secondo te il profilo giusto e che mancava agli azzurri? Pensi sia davvero più funzionale allo schema di Sarri in confronto a Gabbiadini?
“Qualsiasi attaccante è fortunato a giocare per Sarri, perché è un tecnico che valorizza, completa, migliora gli attaccanti. Li porta al massimo rendimento. Higuain ne è dimostrazione esemplare. Mertens anche. Milik come media gol aveva dimostrato che un lottatore ben dotato tecnicamente ci mette poco ad adattarsi a schemi che richiedono sacrificio, concentrazione, ma in cambio ti restituiscono molti tiri in porta a partita. Gabbiadini ha faticato per due motivi, l’uno tattico e l’altro psicologico. Tatticamente, era impossibile per lui replicare la sua azione da destra, a convergere. Su quel lato, il Napoli con Callejon gioca verso la profondità. In una squadra che a volte è troppo orizzontale, lo spagnolo assicura verticalità, utile per abbassare le difese e far arrivare in area tutto il centrocampo. Gabbiadini dunque non era proponibile in quel ruolo, avrebbe bloccato il fronte d’attacco. Restava il ruolo di centravanti, perché a sinistra Gabbiadini non sa giocare, rifiutando l’azione sul fondo: non gioca per il cross, ma per il tiro. Da centravanti, poteva dare qualcosa, ma non ha la fame giusta per farcela nel traffico. E non ha la rapidità per muoversi dietro ai centrali con i tempi giusti – cosa che Milik invece sa fare, e che Mertens ha imparato a fare.
In più, Gabbiadini ha mostrato un difetto di personalità, subendo le difficoltà tattiche,
invece di imporsi su esse. Napoli per lui era ideale, invece di esaltarsi, si è spaventato.
Pavoletti è un’altra cosa: è più sfacciato, è più semplice come attaccante. Ha un ruolo. Deve impreziosirlo di un po’ di lavoro fuori area, per favorire il gioco degli altri. Nel Napoli il centravanti segna e fa giocare. Questo deve impararlo. Ma sarà utile, anche come alternativa tattica. E son convinto che il rientro di MIlik lo aiuterà, perché il Napoli ritroverà tempi d’attacco più utili alla punta fisica dentro l’area, e sarà più facile usarli anche per Pavoletti. Anzi, son curioso di vedere se Sarri – qualche volta, quando Coppa Italia e Champions intaseranno il calendario – sceglierà di farli giocare insieme, Milik e Pavoletti: per me possono farlo, con Insigne o Hamsik o Mertens tre quarti. Vedere – raramente, per carità, ma tenerlo presente come alternativa tattica – un 4-3-1-2 che in fondo è sempre stato il modulo preferito di Sarri prima di arrivare a Napoli”.
– Avresti rinforzato anche con altri innesti la rosa a Gennaio (dato anche che il Napoli e’ in attivo)? Quali?
“No. Il Napoli era difficilissimo da rinforzare. Non c’erano giocatori in giro per migliorare i titolari. Magari si potrà fare d’estate, ragionando bene sui colpi (e allora i prenderei un portiere, prima di tutto). Mentre Sarri è abbondantemente fornito di alternative, in ogni reparto, dunque non c’era bisogno di allargare la rosa”.
– Ti chiedo infine un pronostico per il match d’andata con il Real Madrid. Pensi che sia piuttosto improbabile vedere i partenopei ai quarti o nutri delle speranze?
“Per passare il turno il Napoli deve segnare a Madrid. Può farlo. Sono due squadre quasi opposte, ma al Real non piace correre, e il Napoli ti fa correre molto in campo.
Soprattutto, l’ampiezza dell’attacco può fare male agli spagnoli, fragili sugli esterni bassi quando non sono in possesso palla. Il Napoli deve tenere palla lassù, cercare quei duelli (palla al piede con Insigne, senza palla con Callejon) e usare questa larghezza anche per allargare i mediani, portarli fuori zona, lasciare spazio per gli inserimenti di Hamsik e Zielinski (che farei giocare, proprio per tenere palla e farmi rincorrere dal Real).
Il Napoli però deve pensare poco alla partita, adesso. Il vero e unico vantaggio del Napoli è di essere più “squadra”. Per essere squadra deve arrivare al Bernabeu lavorando bene in allenamento, sommando esperienze positive nelle partite che mancano: può farlo solo giocandole al massimo, allenandosi al massimo. Allora quel giorno sarà squadra.
Se invece quella partita assorbirà troppe energie mentali, finirà per diventare una specie di finale, di spareggio. E la storia dimostra che nessuna squadra è forte nelle finali quanto il Real (ne ha vinte 11 su 14!!). Ci sono possibilità, e c’è l’oggettiva constatazione che il Napoli dovrà cercare di eliminare i padroni della Champions. I più forti – storicamente, recentemente – dentro questa competizione. E comunque vada, resterà una partita importante (come la semifinale di Coppa Italia): son queste le partite che il Napoli deve giocare per esserne all’altezza. E deve vincere, per diventare vincente.
Luca Perillo
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