RAI. Antonello Perillo: “Il Napoli deve provarci fino all’ultimo, quanto meno per non avere rimpianti”

Ecco quanto pubblica il portale Napolionline, in un servizio a cura di Maria Villani

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E’ un notissimo ed apprezzato giornalista, Caporedattore Centrale Responsabile della TGR RAI Campania, conoscitore di calcio, tifosissimo, o meglio, per dirla con le sue parole “… malato di calcio, di una malattia che si chiama Napoli”. Antonello Perillo ha contribuito a scrivere il libro “Un giorno all’improvviso” a cura di Rosario Bianco e Danilo Iervolino, raccontando al Caffè Gambrinus anche di come abbia trasmesso questa passione a tinte tutte azzurre anche al figlio Luca, nonostante gli inizi non felicissimi, con gli anni della C e del Napoli Soccer. Ai microfoni de Ilnapolionline ha condiviso qualche suo ricordo e ha dato un suo parere sul Napoli di oggi e di quello che potrà essere nel futuro.

Il libro si chiama “Un giorno all’improvviso” doveroso chiedere anche ad Antonello Perillo qual è stato il suo giorno all’improvviso…
“La mia passione è nata quando ero davvero molto piccolo; la mia prima partita fu un Napoli-Santos, amichevole di lusso e doveva essere il 1970. Fu un diluvio universale in un S. Paolo non ancora coperto, ma l’emozione fu incredibile; nel Napoli giocavano Altafini e Juliano, mentre nel Santos giocava il grandissimo Pelé. Devo dire che questo fa contrasto con la prima partita di mio figlio il cui debutto è stato il 26 settembre 2004 a Napoli-Cittadella. Tutte e due le partite finirono con lo stesso risultato: 3-3. Poi un altro giorno all’improvviso, avevo circa 14 anni, fu una domenica ed ero con i miei genitori e i miei fratelli più grandi a Messa, cominciai a sentire un fremito, una voglia matta e dissi a mio padre: ‘Io voglio andare allo stadio, gioca il Napoli, lo voglio vedere’. Non riuscivo più a contenermi, allora mio papà buonanima fece un bel sorriso e disse: ‘È proprio tifoso!’, poi mi accompagnò fino al botteghino, mi regalò qualche migliaio di lire, acquistai il biglietto di curva, non ricordo quanto costasse e da solo entrai allo stadio e vidi la partita”.

Ricordi anche qual era la partita?
“Veramente non lo ricordo, posso dire che non era una partita di cartello, una tipo Napoli-Ascoli, però un ragazzo di 14 anni che vuole andare da solo allo stadio all’ultimo momento, vuol dire che ha il sangue azzurro! E questo me lo sono portato negli anni”.

Il Napoli di oggi che emozioni regala rispetto alle emozioni di quel tempo?
“Le emozioni sono tante perché è comunque una bellissima squadra, allenata magnificamente da un vero maestro di calcio e devo dire infatti che io mi diverto moltissimo a veder giocare il Napoli. È bello da vedere, bello da guardare, per il meccanismo del gioco, per la velocità di esecuzione, per il giusto tocco di fantasia che viene concesso ai giocatori che più ne hanno, uno su tutti Insigne, a parte ovviamente Higuain. È un bel Napoli e io mi diverto molto, poi le emozioni sono sempre soggettive: una cosa è quando sei ragazzino, ed un’altra quando sei over 50, però quando si è tifosi si è sempre un po’ bambini. Io non ho il tempo ma se potessi collezionerei le figurine dei calciatori ancora adesso!”.

Higuain-Ibrahimovic è stato uno dei temi dibattuti, il tuo pensiero in merito?
“Higuain è un giocatore sicuramente strepitoso; la mia speranza è che De Laurentiis riesca a trattenerlo a Napoli. Capisco che sarà molto difficile farlo perché Higuain ha 28, anzi quasi 29 anni, ha disputato una stagione incredibile, la migliore in assoluto da quando lui gioca a calcio, infatti nemmeno a Madrid ha fatto tanti gol come ne ha fatti quest’anno. È chiaro dunque che in questo momento potrebbe forse anche convenire alla dirigenza azzurra, seppur a malincuore, cederlo a fronte di cifre notevoli, alias 80, 90, o addirittura anche 100 milioni. Se così fosse, beh Ibrahimovic è un giocatore diverso, di anni ne ha 34 o 35, però il suo cartellino lo darebbero in pratica a costo zero perché è in scadenza e parliamo di un fuoriclasse, di uno che può dare ancora molto e giocare 3 o 4 stagioni ad alto livello e forse si esalterebbe pure a Napoli con il gioco di Sarri. Gioco di Sarri che però dovrebbe in parte anche modificarsi perché Higuain partecipa molto alla manovra mentre Ibrahimovic è un po’ più statico, quantomeno per l’età però parliamo di un campionissimo. Al di là di ogni considerazione è fondamentale la prossima estate acquistare giocatori che vadano bene per Sarri, che siano voluti da lui. Sarri è un allenatore molto intelligente, molto preparato e faccio un esempio: ricordo infatti Vinicio, aveva Sergio Clerici che, seppur a fine carriera, giocava alla perfezione nel suo scacchiere tattico, ebbene il Napoli acquistò Savoldi che resta uno dei centravanti più forti della storia del calcio italiano, ma con Savoldi il Napoli non vinse nulla perché non andava bene, non si sposava con il progetto tattico di Vinicio. Lo stesso ‘Lione’ lo ammette oggi: Clerici era infatti un centravanti di movimento, mentre Savoldi era un centravanti statico da area di rigore. Molta attenzione va fatta alle scelte per giocatori soprattutto per un ruolo come quello”.

Domanda scontata ma doverosa: credi ancora nella rincorsa a questa Juventus che non perde un colpo?
“Per la prima volta ‘mi sono addormentato’ guardando la classifica indietro e non davanti. Voglio dire, sono andato a vedere gli impegni della Roma, oltre i nostri e a quelli della Juve. quindi, inconsciamente, già ti ho risposto: credo sia molto, molto difficile, ma non per colpa o demeriti nostri, ma perché non riesco più a immaginare. Se infatti la Juve a Milano, contro il Milan che non sarà uno squadrone ma è pur sempre il Milan, è riuscita a vincere, allora è davvero dura. Però il calcio ci ha insegnato che a volte succede quello che accade in Formula 1 o nei Gran Premio di Motociclismo: che chi sta davanti sbanda clamorosamente, esce fuori e vince chi sta dietro. Il Napoli non deve avere rimpianti, deve provarci, andare avanti. Forse avere il fiato sul collo della Roma aiuta anche in questo perché costringe il Napoli a tenere sempre alta l’attenzione; ad esempio a S. Siro con l’Inter bisogna andare a vincere altrimenti rischi davvero di ritrovarti la Roma addosso. Provare dunque fino all’ultimo, senza rimpianti, poi quel che sarà sarà”.

Intervista a cura di Maria Villani

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