REPUBBLICA. Corbo: “I meriti di Sarri, i dubbi di De Laurentiis”

Giuntoli e De Laurentiis

Contavano nei giudizi gli investimenti delle società, ma anche le scelte tecniche. La Juve era a 1,8. Una quota molto bassa, favoritissima. La Roma a 5, il Napoli a 10. I bookmakers mostravano verso il Napoli più fiducia dello stesso Napoli, se è vero che nel contratto di Sarri figura solo il premio Champions, si ignora lo scudetto.

Tutto è cambiato, come mai? Se il Napoli è la rivelazione dell’anno lo si deve a Sarri, quanto ai giocatori che ne condividono passione e regole: la cultura del sacrificio e dello studio li porta dove nessuno immaginava. I risultati ribaltano i destini di quasi tutti, schizzano alle stelle quotazioni e sogni, è un altro Napoli. Higuain può andar via per oltre 90 milioni, un anno fa sarebbe stata solo una pazza idea.

Di quanto si sono rivalutati Hamisk, Koulibaly, Callejon, Jorginho, Goulam? Se sono bastati tre arrivi – Reina, Allan, Hysaj – a riverniciare la squadra appassita intorno a Benitez, sono evidenti i meriti di Sarri e dei suoi giocatori. La società non ha avuto altro ruolo che una rara fortuna. Ha smaltito qualche doppione e contenuto il monte ingaggi. Fortuna perché non si ricordano grossi investimenti in due mercati: uscì imperfetto e incompleto in agosto, non ha avuto vitamine a gennaio, semmai il Napoli si è sperduto nei luoghi comuni.

Non si compra perché “a gennaio non si rompono gli equilibri“, non si compra perché “a gennaio nessuno vende“, e altre massime popolari. Strano, la rivincita di una Roma già fortissima è dovuta al regime Spalletti, come agli arrivi di Perotti ed El Shaarawy. Chi vuole e sa, pure a gennaio compra.

Se De Laurentiis si ferma oltre le vetrine del mercato, fissando con occhi avidi come una signora davanti ad una boutique André Gomes, Herrera e Kramer, non può essere certo censurato. Il Napoli è suo. Non ha multinazionali, Telekom o soccorsi dall’Asia. Tutto suo è il rischio di impresa da quando raccolse il club fallito per portarlo in zona scudetto. Può investire o fermarsi, salvo poi pentirsi dei mancati ricavi.

Se la Juve ha il triplo del fatturato, se ha tra le riserve ancheZaza o Lemina è il primo a saperlo. In queste ultime dieci partite al tifoso napoletano non resta che pregare: che Sarri e i suoi continuino così, che la Juve abbia una pausa, che lo stesso Napoli sia pronto a cogliere qualsiasi segnale di resa. Ma si goda comunque gioco e classifica.

Più complessa la primavera del presidente: almeno tre le strategie. Come evitare una impopolare rottura con Sarri, perché vendere o non vendere Higuain, come elevare i profitti del suo Napoli. Senza stadio, senza vivaio, senza grandi colpi: gli conviene lasciare così com’è il profilo industriale del club?

Antonio Corbo (Repubblica)

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