NAPOLI. Pazzanese: “Fratture profonde in un gruppo privo di stimoli”
La stagione del Napoli è ufficialmente pervenuta ad un punto di non ritorno. Il ruolo comunicativo di chi analizza una gara finita o di chi ne presenta una che deve essere giocata a breve, diviene del tutto marginale al cospetto di ciò si è visto tra Torino e Oporto. La scelta di un ritiro che possa punire la mancanza di risultati, e lenire le eventuali scazzottate negli spogliatoi, potrebbe rivelarsi quanto di più inefficace possa esistere al cospetto delle fratture profonde da cui questo gruppo forte ma ormai privo di stimoli e condizioni fisiche è segnato: il litigio tra De Bruyne e Lucca in campo rappresenta solo una minima parte dei dissapori che innervano lo spogliatoio azzurro da tre mesi a questa parte, e che trovano il loro culmine nelle dichiarazioni di Hojlund e, parzialmente di McTominay, prima ancora che in quelle al veleno di Politano che, per quanto indicative delle spaccature (“Vorrei che ci mettesse la faccia qualcun altro oltre a noi italiani”), trasudano il solito elevatissimo coefficiente di circostanza e frasi fatte (“Dobbiamo stare zitti e fare i fatti”). Il danese, infatti, dichiara di essere (a giusta ragione) in disaccordo con le affermazioni di un tecnico che continua a palesare serenità e fiducia sulla base dei primi 70 minuti giocati all’Allianz e al Dragao. Ed è proprio qui che la linea comunicativa del Napoli si trasforma nella presa per i fondelli che la società sta giocando ai danni della sua gente a partire dallo scorso 14 luglio, quando dietro le suggestioni del Centenario, il Presidente e il Suo direttore sportivo (allora ancora celibe e con la barba, prima di trasformarsi nel Johnny Deep del Vallo di Diano) hanno opportunamente ovattato il clima di tensione e di mancanza di stimoli che importunava questa rosa già da tempo, non migliorandone neanche l’assetto con l’acquisto di giocatori forti ma destinati a lunghi e ripetuti stop come Favasuli e Badiashile. D’altronde, non era neanche il caso di farlo, visto che il decimo posto del 2023-24 dopo uno scudetto vinto è stata solo un’immaginazione. Allegri, a cui vanno le responsabilità di alcune scelte tattiche improponibili come quella di sopperire all’assenza dei quattro terzini con l’adattamento in quella posizione di Vergara o quella di mandare a saltare lo stesso talento di Frattamaggiore sui corner avversari, è stato assunto proprio come strumento per portare a compimento questo piano diabolico: un piano nel quale sono caduti anche altri colleghi arrivando insieme a lui ad affermare, come per contagio diretto, che il Napoli ha giocato degli ottimi primi tempi sia a Torino sia ad Oporto. Sarebbe bene, invece, che per una volta questo ambiente la smettesse di farsi prendere in giro ed iniziasse a commentare le situazioni sulla base dei fatti piuttosto che delle linee editoriali.
Ora, che la Lazio, in questo momento imbattibile per chiunque (figuriamoci per una squadra alla deriva come il Napoli), possa iniziare a perdere punti come dimostrano sia gli infortuni a Zaccagni e Tavares sia la combattiva ma non perfetta dal punto di vista realizzativo prestazione contro il Cagliari, potrebbe anche essere nell’ordine delle cose. Ma credere che un’eventuale vittoria degli azzurri, le cui scelte di formazioni continuano a non potersi prestare a particolari dubbi, possa salvare una stagione nata sotto pessimi auspici e destinata a finire peggio, è utopico e soprattutto offensivo nei confronti di chi la segue.
06/11/2026
Alessandro Pazzanese
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