L’INVIATO. Rosario Pastore: “Le parole di Mertens non sono banali, il Napoli non pensi di sostituire Osimhen con Simeone”

Simeone

Ecco quanto scrive lo storico inviato della Gazzetta dello Sport Rosario Pastore sui Social: “E’ vero, questo post arriva in ritardo, addirittura due giorni dopo lo squillante (e discusso) 6-1 al Sassuolo. Stavolta ho preferito pensarci su, prima di scrivere possibili inesattezze. Mi sono chiesto se avevo capito male io ascotando le parole di De Laurentiis nell’intervista a Dazon; se avevo equivocato sentendo le parole di Mertens e quelle di Spalletti, dopo la partita al Maradona; se avevo interpretato nella giusta maniera gli applausi frammisti ai fischi allo stadio e le contestazioni a base di uova che avevano accompagnato il Napoli dall’albergo del ritiro allo stadio. Ebbene, comincio, noblesse oblige, dal presidente. Al quale vorrei far sapere che non sono vessato da mia moglie; nè da un’amante che non ho; nè, purtroppo, da un padre che non c’è più; nè da un capufficio, almeno da quando sono in pensione (ma neanche da un redattore capo prima, per la verità). Niente di tutto questo, e dunque non potrei essere un vero tifoso del Napoli, a sentir lui. Allo stadio o davanti al televisore, non mi vogljo “sfogare” ma solo godermi la partita, facendo un po’ di ammuina con chi sta con me. Da tifoso, non voglio aver ragione anche quando ho torto. Ma se ho ragione, ebbene, mi piacerebbe che venisse ammesso. E se, leggendo che il Napoli è orgoglioso di festeggiare a spumante il tredicesimo anno consecutivo di partecipazione alle coppe, mi sento in dovere di chiedere: ebbene, che cosa avrebbe ottenuto, a parte i soldini dell’Uefa? Quante volte siamo riusciti a superare i turni di qualificazione, prima di essere buttati fuori? Perché, con buona pace di De Coubertin, molto più importante della qualificazione è la vittoria e se non si hanno i numeri per fare degna figura, la sola participazione accontenta solo chi passa all’incasso e non il tifoso che sogna di farsi rispettare in Europa. Ma passiamo agli importanti momenti del post Napoli-Sassuolo. E all’intervista a Mertens. Spesso i giocatori vengono rimproverati per le loro risposte banali. Non è il caso del nostro Ciro. Che è stato chiarissimo. <Siamo delusi e dispiaciuti. Nei nove anni da quando sono a Napoli, questa è stata la delusione più forte. Siamo tutti colpevoli. Certo anch’io, anche se ho giocato poco (e questa non è un’accusa ma una constatazione, ndr). Speriamo di poterci rifare l’anno prossimo, anche grazie all’arrivo di grandi giocatori>: questi, in via di massima i concetti più importanti. Niente di drammatico, solo la verità. Che, però, ha fatto rizzelare Spalletti. Costui, nel tentativo di alleggerirla, ha peggiorato la situazione. <Sono stato io parlare di scudetto, ma solo per dare altri stimoli>, ha detto. Una bugia, perché i critici avevano fin da subito indicato nel Napoli un autorevole candidato alla vittoria, ma anche il tentativo di presentare i suoi giocatori come bimbi ai quali si possono raccontrare favolette. <Questa squadra ha giocato un campionato importantissimo>, ha poi aggiunto il tecnico, cone se le figuracce al Maradona contro avversarie scadenti fossero state solo immaginate. Infine: <Se Mertens la pensa diversamente, dica di chi è la colpa>. E qui siamo al paradosso di un allenatore che si mette a polemizzare con un suo giocatore. E per di più in una polemica “a schiovere”, visto che Mertens era stato chiarissimo: siamo tutti colpevoli, aveva detto. E cioè società, squadra e allenatore. A questo punto, che aggiungere? Personalmente, non credo che siamo al divorzio Napoli-Spalletti, perché mai, dico mai, De Laurentiis pagherebbe a vuoto il tecnico per un’altra stagione e verserebbe lo stipendio all’eventuale nuovo arrivato. Posso augurarmi solo che Spalletti riesca finalmente a mettere da parte la suscettibilità e questo vizietto di avere sui cosiddetti i giocatori che in qualche modo gli fanno ombra. Per il resto, aspetto di vedere come il presidente si comporterà sul calciomercato. Ricordando che sì, è vero, non si possono rifiutare 100 milioni o giù di lì per Osimehn. Ma è altrettanto vero che quei soldi devono assolutamente servire per rendere la squadra più competitiva. Non è sostituendo il nigeriano col Cholito veronese che si può pensare di poter competere adeguatamente ad una stagione che presenterà una Juventus nuovamente competitiva, le due milanesi ancora più forti, la Roma con un anno di Mourinho in più, una Fiorentina meno altalenante, una Lazio che avrà meglio assimilato il verbo sarriano, un’Atalanta vogliosa di riscatto. Insomma, un campionato più difficile che mai. E tutto da giocare all’altezza. Auguri. Una sola aggiunta: ho seguito la trasmissione sporrtiva su Canale 21 e voglio fare i miei complimenti a Gianni Improta. Napoletano, anzi, posillipino, vecchia (ma mica tanto) bandiera del Napoli, è stato il più puntuale, chiaro, responsabile critico del momento del Napoli”.

Rosario Pastore con Maradona

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