SCUDETTO. Il Mattino: “Ecco perché il Napoli deve crederci”

De Laurentiis

Napoli credibile candidato per lo scudetto, oltre che per un posto in Champions? Perché no. Il primo motivo è ovvio: Conte è quello che ha vinto più di tutti tra i tecnici della serie A. Lui è arrivato carico di gloria: per la precisione, cinque titoli nazionali vinti in panchina (e altri cinque da calciatore). Solo Inzaghi ha vinto uno scudetto da allenatore. Mentre Fonseca è a quota 3 ma di campionati ucraini. Non è questione di poco conto, lui sa come si fa. E ha ancora fame, non si sente appagato. Un secondo motivo è assai pratico. Il Napoli è imbattuto da 341 minuti, l’ultima rete l’ha realizzata Bonny e su calcio di rigore. Quindi, la solidità difensiva è l’abc per chi lotta per il titolo. Per intenderci, nelle ultime stagioni solo la Juventus (2019/20) ha vinto lo scudetto senza essere anche la miglior difesa. E l’Inter di Conte, ha trionfato con 35 reti subite.

I motivi

Pur avendo cambiato assetto, don Antonio ha sempre avuto un gran numero di giocatori attorno alla palla. In meno di 80 giorni ha già dato solida organizzazione e nuova mentalità. Ha deciso di investire sulla fisicità di Buongiorno, Lukaku e McTominay, i tre innesti tra i titolari. Il 4-2-3-1 ha consentito di coprire meglio il campo: la Juve non ha trovato gli spazi in ripartenza fatali né i buchi di Cagliari. Però la maggiore copertura ha penalizzato la fase offensiva degli azzurri, gracilina. Ed è qui che si gioca la sfida di Conte: trovare il giusto equilibrio tra muscoli e talento. Può puntare in alto solo con la crescita di Kvaratskhelia, Politano e Neres. Oltre che conBig Rom. Altro motivo è che non c’è necessità di smanettare con il turnover. Non ne ha bisogno, per la mancanza delle coppe. Per il campionato (ma anche la Coppa Italia) l’organico appare ricco di scelte e qualità.

Il ventaglio 

Altro dettaglio: la duttilità. Non ha un dogma, ha idee precise ma anche la flessibilità per adattarle alla circostanza. Conte è partito in questa stagione con Kvara e Politano dietro l’unica punta, protetto dal quintetto in mediana. Ora può puntare anche su Gilmour e su Mctominay per un assetto più solido. Senza dimenticare Neres e Raspadori, perfetti per uscire dalla pressione e piazzarsi in un tridente. Tutto ciò per spiegare il grande ventaglio di opzioni tattiche a disposizione di Conte, che evita il rischio di prevedibilità. I solisti azzurri possono togliere punti di riferimento. Un altro aspetto non di poco conto è la disponibilità (ritrovata) degli eroi dello scudetto di Spalletti: da Di Lorenzo ad Anguissa, da Rrahmani a Olivera e Politano, c’è la grande voglia di rimettersi in discussione. Cosa che negli ultimi mesi era sparita e in maniera anche piuttosto vistosa. Insomma, i potenti senatori di Castel Volturno sono tornati e Conte, con la sua fame, ha restituito appetito al Napoli.

Il calendario

Arriveranno le salite, ma intanto fino al 29 ottobre, il giorno dello scontro diretto con il Milan, il Napoli ha una serie di eventi che possono aiutare ancor di più a caricarsi e a crescere nell’autostima: Monza, Como, Empoli e Lecce. E a parte la sfida con i toscani a casa loro, ben tre partite sono al Maradona che è pronto a offrire tutti sold out nei prossimi impegni in casa. E l’entusiasmo di una piazza che da dodici mesi ha ingoiato solo bocconi amari un altro elemento da non sottovalutare: contro il Parma, il sostegno è stato fondamentale per ribaltare i ducali rimasti in dieci. Insomma, alla sfida con i rossoneri, tra poco più di trenta giorni, il Napoli può arrivarci in una situazione invidiabile. Anche se Conte è pronto a placare gli entusiasmi. Così come ha placato De Laurentiis: il patto regge. Ed è un altro aspetto che ha il suo peso: Conte e i suoi calciatori da una parte, tutto il resto del mondo Napoli da un’altra. Patron compreso. Che ha concordato un basso profilo. Proprio come l’anno dello scudetto. Almeno fino agli incidenti con l’Eintracht Francoforte. Mattino.it

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