SCENARI. Calcio, dal taglio dei ricavi tv ai rischi sanitari: le ombre sulle Serie A
Nessuno sembra voler davvero prendere una decisione sulla ripresa delle attività calcistiche. Né la Lega Serie A, né il Governo. Tutti sperano che il cerino resti nelle mani dell’altro. E così che il tempo passa e le tappe per un’ipotetica ripartenza del campionato si allungano. Con una scadenza inderogabile però che ora ha fissato la Uefa: entro il 2 agosto prossimo, in un modo o nell’altro, i tornei nazionali andranno conclusi.
Unità di facciata
In realtà, scavando dietro l’unanimità di facciata con cui appena qualche giorno fa i 20 club della massima serie italiana hanno dichiarato di voler proseguire la stagione, sia pure nel rispetto delle prescrizioni che giungeranno dal Governo e dalle autorità sanitarie (un inciso nient’affatto formale) c’è tutto fuorché la volontà granitica di scendere di nuovo in campo. Se potessero la maggior parte delle società staccherebbero subito la spina a questa disgraziata stagione per concentrarsi sulla prossima che si annuncia non certo semplice da gestire. Se ancora non si è detto basta lo si deve alle aspirazioni sportive del presidente della Lazio, Claudio Lotito, deciso a inseguire costi quel che costi il sogno scudetto («ma è indispensabile che l’industria del calcio riparta» è il suo mantra), e soprattutto alle esigenze finanziarie di quasi tutti i club, messi alle corde dalla serrata provocata dalla pandemia di Covid-19. Una chiusura anticipata dell’attuale stagione costerebbe un contenzioso legale con i broadcaster per i diritti tv nazionali e internazionali del valore di circa 350 milioni. Ma questo sarebbe solo l’”antipasto”. Quel che si prospetta infatti è il crollo della principale voce di ricavo (1,4 miliardi all’anno) della Serie A.
Il salvacondotto sanitario
Il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora potrebbe autorizzare gli allenamenti («ma nulla è scontato», ci ha tenuto a precisare) dopo aver consultato il ministro della salute Roberto Speranza e il comitato tecnico-scientifico. Difficilmente per il 4 maggio – data finale dell’attuale lockdown calcistico – come auspicato da Figc e club. Potrebbe volerci qualche settimana in più (11 o 18 maggio) per la la prima tappa, con una ripresa soft degli allenamenti, e un conseguente slittamento sia della ripresa a pieno regime, con gli allenamenti in gruppo, che del ritorno alle partite ufficiali. Un rinvio che sarebbe utilissimo se portasse a un quadro più nitido sui test sierologici (la cui validazione è attesa per il 29 aprile) e sulla possibilità di effettuare i tamponi nelle strutture private. La ripresa del calcio è «una decisione difficile da prendere, anche perché per questo sport non ci sono condizioni di rischio zero», ha ribadito Gianni Rezza dell’Istituto superiore di sanità.
I costi del protocollo
Intanto il protocollo medico redatto dalla commissione federale guidata da Paolo Zeppilli ha suscitato diverse critiche. In primo luogo perché presenta un impianto applicativo necessariamente rigoroso e per questo costoso. Cosa che di fatto lo rende di proibitiva adozione da parte dei club di Serie B e C. Si parla di costi tra i 50 e gli 80mila euro, al netto di imprevisti che sono sempre dietro l’angolo. A fronte di un costo di oltre un milione di euro peraltro non si avrebbe la certezza di tornare a giocare e per quanto tempo lo si potrebbe fare. Bisogna infatti sottoporre a ripetuti tamponi ed esami sierologici un nucleo di 35/40 persone e ad approfondite verifiche cliniche per l’idoneità i soggetti già colpiti dal contagio. Inoltre, per chi non ha un centro sportivo con foresteria annessa si tratta di requisire e blindare strutture residenziali per almeno tre settimane. I calciatori, come sta accadendo in Germania, d’altro canto non sarebbero disposti a stare lontano da casa oltre il periodo di ritiro per la ri-preparazione fisica. E cosa accadrebbe nel caso si scoprisse una positività in corso d’opera? In Lega, i presidenti sono stati parecchio impegnati nel corso delle recenti riunioni a discutere sul piano “sportivo” su come ci si debba regolare qualora il campionato venga nuovamente interrotto con una classifica diversa da quella maturata al momento dello stop. E se la Lazio superasse la Juve? Gli strascichi giudiziari sarebbero certi.
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