? RETROSCENA. Corbo: “Giuntoli non sa nulla dell’allenatore in arrivò”
In un Napoli sottosopra bisogna adeguarsi. Bisogna capovolgere le domande. Non conta sapere se sia una buona scelta il 46enne allenatore di Coimbra, Sergio Paulo Merceneiro da Conceicao.
Ma se l’attuale allenatore del Porto abbia indovinato presidente e club per riaprire bene in Italia la sua dignitosa carriera. Se viene solo per un ingaggio più robusto, non si pentirà. Il Napoli paga con rara puntualità. Se cerca una grande affermazione professionale ed un club strutturato, farà bene ad informarsi. Gli allenatori nel Napoli hanno un ingresso trionfale come accadde a Benitez che trovò in sala stampa cabine di traduzione simultanea in cinque lingue, ma dopo poco fuggono dalla porta di servizio.
Se ne sono andati delusi Mazzarri, Benitez, Sarri. Furono invano rincorsi con offerte milionarie quando erano già in volo verso Inter, Real Madrid, Chelsea. Eccezione solo per Gattuso, che ha interrotto i rapporti dopo otto mesi rifiutando a Ferragosto un contratto carico di clausole e non li ha ricuciti in tutto il girone di ritorno. È calato il gelo a metà gennaio, dopo la prima delle terribili partite con il Verona.
Sconfitta 3-1 fuori, disastroso pareggio 1-1 nello stadio Maradona. Nelle due gare, il Napoli e Gattuso hanno dato il peggio della stagione. Come gusci vuoti, si sono lasciati calpestare da Verona e Juric. Lenti e subalterni a centrocampo. Entrati dopo una vigilia carica di tensione, non sono quasi mai stati in partita, e passati in vantaggio si sono subito sgonfiati. De Laurentiis ha congedato Gattuso con il più gelido tweet. Si può immaginare quanto sia stato sincero e affettuoso l’inizio, quel “Caro Rino”, per due che non si parlavano da mesi. L’ha ringraziato in via formale per il lavoro svolto, ma la memoria segnala anche gli errori di un allenatore che si è sempre sentito più bravo e sicuro di quanto non abbia dimostrato.
Come con il Verona, il Napoli è stato travolto dalla più modesta Juve del decennio in Supercoppa, Coppa Italia e nel recupero di Torino. La lite di Verona oltre il 3-1 fu dovuta all’esclusione di Rrahmani inchiodato in panchina, a favore di Maksimovic, difensore in scadenza. Non sfugge l’inamovibilità di Koulibaly, Mertens e Insigne, gli ultimi due portati allo stremo. Come la staffetta dei portieri a danno di Meret, un patrimonio del club svilito a vantaggio di Ospina, preferito da alcuni compagni. Non si può negare a Gattuso tuttavia un girone di ritorno da record, quindi i 102 gol, l’esplosione di Osimhen, il più maturo Insigne della sua carriera.
Coincecao ha cominciato da direttore sportivo in Grecia nel 2000 con il Paok di Salonicco. In quel ruolo trova un punto interrogativo. Cristiano Giuntoli non sa nulla dell’allenatore in arrivo. Proponeva la conferma di Gattuso, in alternativa Sarri o Dionisi, emergente nell’Empoli.
Per uno che ha scoperto Osimhen e scelto gli ultimi acquisti è strano, che non sia una strategia per rimettere in discussione il lungo contratto. Sarà presto tutto più chiaro. Sulla rifondazione si può prevedere una svendita, ma non acquisti a prezzi stracciati. Il primo a saperlo e a non dirlo è De Laurentiis. Il Napoli è Napoli.
Sarebbe un flop annunciato.
Inverosimile in una società che nel calcio investe sulla qualità. Anche a Gattuso aveva offerto una formazione da lotta per i primi posti. Ed è stato così. Salvo i crolli sconcertanti con Juve e Verona. Antonio Corbo per Repubblica
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