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Un Milan così provinciale non lo si era mai visto al San Paolo. Sarà, forse, una magra soddisfazione ma è sicuramente la conferma che questo Napoli gioca talmente bene da spaventare qualunque avversario. Si è sentito dire, a fine gara, che il Milan ha fatto una grande partita. Certo! Magari se non si chiamasse Milan, se non avesse il suo storico blasone o se, per qualche strana congiunzione astrale, stesse improvvisamente lottando per la retrocessione. Per cortesia abbiate la bontà di essere obiettivi e di vedere la forza di questo Napoli che, probabilmente non è riuscito a trovare gli sbocchi giusti, ma ha imposto ancora una volta il proprio gioco.  Se perdete il senno, elogiando questo strano Milan, qualcuno s’arrabbia e, oggettivamente, ne ha tutte le ragioni. Il nervoso di turno si chiama Jorginho e ne ha ben d’onde! Il ragazzo rivendica la sua crescita esponenziale, il suo estro, il suo impegno. Jorge Luiz Frello Filho (tutti lo ringraziano per aver semplificato le cose…) ha sposato il Napoli dentro e fuori dal campo.

Veniamo, ora, alle noti dolenti perché, quando non si vince, c’è sempre qualcosa che non va e sarebbe da folli additare solo la sfortuna. La stanchezza comincia a farsi sentire, Hamsik è passato dall’essere il giocatore più sostituito (nella gestione Benitez) a quello più insostituibile e qualche piccolo cedimento, lo slovacco, comincia ad accusarlo. Anche la fase difensiva perde ogni tanto lucidità; sarà per stanchezza o banale disattenzione, ogni volta che il reparto arretrato si prende una pausa il Napoli subisce e, arrivati a questo punto, gli azzurri non se lo possono più permettere.

Parlare di crisi sarebbe imbarazzante, parlare di scudetto ormai perso sarebbe mortificante. Se il Napoli avesse superato la Juventus di un solo punto, sareste scesi in piazza a festeggiare il tricolore? Un punto potrebbe essere niente.

 

“MAI TARDO’ CHI VENNE”.