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Una partita strana, un finale che sembra quasi surreale. Da una squadra che passa la fase a gironi macinando un record dopo l’altro, non ti aspetti un’eliminazione così improvvisa. Da una squadra che al Madrigal ha creato non pochi grattacapi ai padroni di casa e che al San Paolo ha dominato per gioco ed intensità, non ti aspetti un epilogo del genere. Al fischio finale resti quasi ovattato, un po’ incredulo per un finale del tutto immeritato. Nonostante quest’eliminazione, il Napoli è vivo. La squadra di Sarri, che sta attraversando un calo fisiologico del tutto normale, ha affrontato gli avversari senza mai tirarsi indietro. Certo una caduta è sempre figlia di qualcosa ed allora possiamo trovare qualche neo nell’egoismo eccessivo degli esterni, con il genio di Insigne e Mertens che prima creano e poi distruggono perdendosi dietro vani tentativi di gloria. Si può guardare al nervosismo di Higuain (per i motivi di cui sopra) ma, non me ne vogliate, si deve guardare pure alla fortuna sfacciata di avversari che, contro il Napoli, diventano fenomeni per una notte e poi scompaiono per sempre dagli annali del calcio.

Questa Sfortuna, tuttavia, non deve diventare una giustificazione per le mancate vittorie ma un motivo di rabbia per l’immediata rinascita.

Il Napoli deve ripartire dalle innumerevoli certezze costruite sin qui. Senza coppe, la squadra di Sarri, può dedicarsi solo al campionato e a questa corsa forsennata che ha cominciato quasi per caso e che, adesso, la porta a ridosso di una Juventus schiacciasassi.

Questo Napoli è figlio di un popolo che non muore mai. Siamo ancora vivi. Tutti quanti.

“SE BASTASSERO I DESIDERI, I POVERI ANDREBBERO IN CARROZZA”

(Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)