? ALTRE PALLE. Full Fiorito: “L’Inter, le Olimpiadi invernali e le due Coree…”

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Mentre davanti ai miei occhi scorrono le immagini della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali, devo fare una confessione che non vi piacerà. No, non tifo Inter; il mio “peccato” è anche peggiore (anche se peggio di tifare Inter è dura).
L’Olimpiade, in entrambe le sue versioni, costume da bagno o scarponi da sci, è capace di regalarmi emozioni che il calcio e forse nemmeno il Football Americano, da sempre il mio sport, sono in grado di trasmettermi. Tra le mille storie che una kermesse di questo spessore ci racconta, con migliaia di atleti che ogni quattro anni si ritrovano per rinnovare una tradizione che affonda le proprie radici nella notte dei tempi, ce ne sono alcune degne di essere tramandate ai posteri come le favole di Natale.
Sarebbe sin troppo facile narrarvi dei trionfi di Sofia Goggia e Arianna Fontana, splendide eroine che ci hanno regalato delle medaglie incredibili, o delle sconfitte di Lindsay Vonn, che hanno scatenato commenti al vetriolo da parte di haters da tastiera che probabilmente non hanno fatto un giorno di sport in vita loro e non sanno, al di là delle copertine, delle medaglie e di tutti i luccichii, cosa voglia dire rompersi le ossa e risalire la china.
Vi racconterò invece di Ester Ledecka, e della nazionale di Hockey Coreano/Americana (si, avete letto bene). Della Ledecka hanno scritto un po’ tutti: la prima atleta dell’era moderna a vincere un oro in discipline diverse. Teorici del multi – tasking hanno disquisito coi puristi dello stile su ogni testata sportiva per cui non vi tedierò con la mia versione. Quella che invece merita di essere ricordata è la sua faccia incredula alla fine del Super G. Andiamo con ordine: Ester si cimenta in due discipline molto differenti. Ma mentre nello snowboard è considerata una delle migliori al mondo, nello sci il ranking la pone al 43esimo posto, non proprio una fuoriclasse. Partecipa al super G fondamentalmente perché nessun’altra atleta della repubblica Ceca è in grado di farlo. Con queste premesse si presenta al cancelletto di partenza col pettorale 26 e gli sci prestati dalla Americana Shiffrin (questo gesto la dice lunga sullo spirito Olimpico: un atleta che presta al suo avversario le “armi” per batterlo. Pensate se CR7 prestasse gli scarpini a Messi prima del “Classico”). Parte, fa la gara della vita e arriva con 1/100 di secondo di vantaggio sulla seconda. Guarda il tabellone. Pausa. Lo riguarda. Pausa. Ancora incredula guarda sua madre in tribuna. Non ci crede neanche lei. Allora si avvicina al cameraman e gli bisbiglia “ma è giusto il tempo ?”. il resto è storia. I giornali strombazzano ai quattro venti della sua impresa ma lei non si fa distrarre e qualche giorno dopo domina, alla faccia della pressione, la “sua” gara di Snowboard entrando, con un piede sullo sci e l’altro sulla tavola, nella storia degli sport invernali.
La nazionale Coreana di Hockey su ghiaccio femminile invece non ha vinto nemmeno una partita, anzi, ha preso scoppoloni uno via l’altro, ma è entrata lo stesso nella storia. Il motivo ? Non solo era composta da giocatrici di entrambe le Coree, fatto di per se incredibile, ma una di loro, Marissa Brandt è addirittura Americana ! la piccola Marissa fu adottata da una famiglia del Minnesota, dove tuttora vive coi genitori e la sorella Hannah, che gioca nella nazionale Americana. Lei invece ha preferito accettare l’invito del comitato Olimpico Coreano e ha giocato fianco a fianco con atlete della Corea del Nord. Un piccolo esempio di come lo sport unisca i popoli, un grande miracolo che solo le Olimpiadi sanno regalarci.

Giuseppe Full Fiorito

Giuseppe“Full” Fiorito, giornalista, appassionato di sport a stelle e strisce e cronista per hobby, ha frequentato l’Isef della Lombardia e allena una squadra di Football Americano.

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