? OPERAZIONE SIMPATIA. Insigne amatissimo a Dimaro

Insigne

Si fa presto a parlare di napoletanità, di orgoglio, di appartenenza. La realtà, per chi sente su di sé il peso delle responsabilità, è ben diversa dalla letteratura spicciola. Ne sa qualcosa Lorenzo Insigne, uno dei più interessanti esempi di una vecchia massima ancora attuale: nemo propheta in patria. Lui, in quella che è la sua patria, ci vuole restare, nonostante un certo disagio, divenuto a tratti imbarazzante, specie lo scorso anno. Le frizioni con l’ambiente sono storia nota e nemmeno la crescita professionale e umana è servita ad ammorbidire quello strano sentimento di odio-amore. Esaltato è buttato giù, trascinatore e capro espiatorio in un’altalena di umori che avrebbe fiaccato chiunque.

INSIGNE ci ha messo del suo e ne è perfettamente consapevole. Troppe volte non è riuscito a tenere a freno le sue pulsioni, ingaggiando inutili e dannose battaglie a distanza con il pubblico. Un atteggiamento pagato a caro prezzo, ben più determinante rispetto a qualche prestazione non proprio all’altezza. Un periodo no si perdona a tutti (e lui ne ha avuti) ma guai a mettersi contro il San Paolo con reazioni stizzite dopo qualche fischio o con qualsiasi altra polemica. Il capitano è conscio della situazione, sa di dover migliorare anche sotto questo profilo e in più di una circostanza ha addotto a sua difesa l’alibi del “tifoso in campo” che vive le stesse emozioni (positive e negative) di coloro che abitano gli spalti. Così, quando le cose si mettono per il verso giusto, Insigne diventa un trascinatore mentre spesso, nei momenti di difficoltà, finisce per deprimersi, proprio come un comune tifoso.

Fonte: Il Roma 

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