NAPOLI. Il piano scudetto di Conte prevede di non dare più garanzie a nessuno
“Il piano scudetto prevede di non dare più garanzie a nessuno. Non ci sono coccole, non ci sono assicurazioni sulla carriera. Né del posto da titolare, né del modulo, né della tattica. Ha tolto (per esigenza) ai suoi soldatini la ripetitività da catena di montaggio del 4-3-3 con cui gli azzurri si sono arrampicati fin lassù. Con la difesa a 3, con il 4-2-4 o il 4-4-2, ha scoperto Gilmour che nell’adempimento di un nuovo ruolo (l’altro play) sta mostrando un grande entusiasmo. Poi, per Conte, vale la regola che valeva anche quando era lui calciatore: i suoi sono professionisti, ma restano «giocatori». E quindi devono divertirsi col gioco”. Lo scrive Il Mattino.
Nell’articolo di Pino Taormina si evidenziano vari aspetti: “Ecco, il messaggio di Conte ai suoi è che lui andrà alla ricerca del modulo che farà giocare i migliori, magari sacrificando Neres che dopo la sosta torna disponibile. Conte ha superato mille ostacoli. Lo ha prima nascosto, ora non lo fa più: «Stiamo facendo qualcosa di straordinario ma per tutti è una cosa normale». Ha sostituito Kvara, arrangiandosi con chi aveva in casa, cercava rinforzi in attacco e in mediana ma non ha trovato nulla. Il messaggio ai suoi è lapalissiano: la tattica non supererà mai la saggezza dei bambini che per formare le squadre al parco scelgono i più bravi. Dunque, Raspadori non verrà mai escluso in questo momento e Anguissa faticherà a trovare il posto quando sarà al meglio perché il trio formato da Gilmour, Lobotka e McTominay garantisce variazioni nell’impostazione. Con la Fiorentina, per un’ora, ha rivisto i meccanismi perfetti di un carillon di Versailles. O meglio, della Reggia di Caserta. All’inizio si è ritrovato a fare i conti con stereotipi del tipo: il suo gioco non è altro che palla lunga e pedalare. Follia. Il Napoli che si gioca lo scudetto è una squadra solida, adulta e responsabile, plasmata dall’organizzazione condivisa. Il suo merito? Quello di aver messo da parte la squadra che un anno fa non era altro che una ciurma di calciatori scollegati che abbassava la testa sul pallone. Ecco: a Como, appena ha intravisto i segnali di un ritorno al passato, è tornato a tuonare. L’Inter e la Fiorentina sono state le definitive apoteosi di Antonio Conte”.
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