LOTTA SCUDETTO. Pazzanese: “La duttilità tattica del Napoli arma in più per Conte”

Alessandro Pazzanese
Alessandro Pazzanese

Il Napoli, in queste settimane, sembra un po’ una struttura che ha bisogno di assemblare le sue ‘componenti’ per essere restaurata. Il nuovo infortunio di Mazzocchi, il ritorno graduale di Buongiorno, quelli ‘ancora più graduali’ di Spinazzola ed Olivera, l’assenza di Neres (che sarà quello che ne avrà per più tempo), e soprattutto la natura per lo più muscolare di tutti questi infortuni, lascia intendere non solo che il Napoli sia numericamente corto guarda caso proprio su quella fascia sinistra che lo aveva reso infermabile in non poche delle stagioni precedenti, ma anche un notevole (e beninteso apprezzabile) dispendio fisico a cui è costantemente sottoposta la squadra per rendere al meglio anche in queste condizioni. E’ sempre bene ricordare, d’altronde, che una rosa come quella partenopea, forte ma forse non del tutto completa, può dare il meglio di sé soprattutto quando appunto le sue componenti sono al top della condizione atletica e mentale, altrimenti sempre per citare il suo allenatore, “fidatevi, noi non avremmo questa classifica”.

Il restauro passa anche, però, da un pregio non di poco conto di cui questa rosa dispone: la duttilità. Lo ha capito Conte che, per sopperire a quella che si potrebbe definire come una sostanziale ‘falcidia’ della catena sinistra, ha dato vita ad un alternativo 3-5-2 in cui due esterni potenzialmente ‘equilibratori’ come il rientrato Spinazzola e Politano dovranno esser bravi a gestire al meglio le due fasi, i tre difensori (decisamente Di Lorenzo Buongiorno e Rrahmani) dovranno mantenere quella compattezza che hanno dimostrato anche nelle primissime gare dell’era Conte targate 3-4-2-1, ed infine Lukaku e Raspadori dovranno essere impeccabili nell’attacco degli spazi come non si può dire che non abbiano fatto, al netto del risultato finale, contro la Lazio.

Ora tutto questo sarà fondamentale che si veda in gare potenzialmente decisive e sicuramente complicate come quelle che attendono la squadra di Conte nelle prossime settimane: prima ancora della sfida decisiva del Maradona contro l’Inter, il Napoli si trova domenica ad affrontare in casa sua una squadra che, pur nella sua posizione di classifica, è formata da alcune componenti che non mi meraviglierebbe tra qualche anno di vedere all’opera in compagini ancora più prestigiose. Ne cito solo tre: Fabregas, Nico Paz, Diao. E gli ultimi due in particolare sono senz’ombra di dubbio dotati di potenzialità tecniche sopraffine (ne sa qualcosa la Fiorentina). Tutto sta dunque nell’augurarsi che il Napoli sappia sfruttare al meglio quegli spazi che potenzialmente la squadra di Fabregas potrebbe concedere con la sua manovra molto offensiva, o avere eventualmente la pazienza di costruirseli qualora invece gli avversari, come pure non si può escludere visto il risultato da cui vengono, scelgano un approccio più prudente.

Insomma, l’edificio è ancora fragile, ma sta (ri)scoprendo che il momento decisivo del restauro può anche passare dalla sua duttilità e dalla sua capacità di essere imponente e affascinante anche in modo diverso dal solito.

 

22/02/2025

Alessandro Pazzanese

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