LO SFOGO. Corbo replica a Spalletti: “Non avrebbe dovuto aspettare un gol al 94esimo per rispondere alle critiche”
Spalletti vede partire l’ennesimo treno utile per arrivare al primo posto. Riflette prima di prenderlo al volo. Aspetta. La prudenza supera il coraggio, il tatticismo l’avventura, l’archivio l’improvvisazione. Rilegge la partita con l’Inter: Zielinski va a circoscrivere il regista laziale Lucas Leiva, come con Brozovic. La decisione ha un primo costo: il Napoli non investe tutto il talento e la elegante creatività del polacco, che dà il meglio di sé come mediano di inserimento. L’espediente non esclude che a centrocampo prevalga la Lazio, perché Luis Alberto almeno all’inizio domina Fabiàn Ruiz sulla destra del Napoli. È una idea che funziona a metà: il Napoli sacrificando Zielinski in un ruolo di ferreo controllo deve portare Insigne al centro come suggeritore esclusivo di Osimhen. Ma lascia troppo spazio a Marusic che spinge sulla fascia destra, agevolando Milinkovic Savic che è un’altra spada nel fianco del Napoli, prova a fermarlo Demme con poca fortuna. Ci si mette anche Zaccagni che impegna a fondo Di Lorenzo.
A Spalletti non bastano le reazioni sporadiche, ma non certo lievi, del Napoli con Insigne e Politano al servizio di Osimhen, il solito spregiudicato attaccante che non esita a rischiare altri traumi per la sua testa e provocare brividi alla panchina e ai tifosi. Cade un paio di volte ma si rialza. Piuttosto che correggere le sue mansioni , Spalletti cambia proprio il centrocampista polacco. Non è un errore, anzi. Sceglie al suo posto Elmas. Che per Spalletti vale un talismano. È lui infatti a offrire a Insigne fuori area il petardo giusto da accendere. Per il capitano triste diventa il gol numero 118 nel Napoli quel cinico destro da lontano che sconvolge la Lazio. Gol che è anche il primo suo in campionato su azione dopo la serie di rigori, ben sei. Ma si immagina la sua orgogliosa rivincita, peraltro dopo gli ingiusti fischi di giovedì, quando i tifosi smemorati lo salutarono con qualche disappunto all’uscita dal campo, nella sua amareggiata solitudine. Come cambia la scena, solo una settimana dopo. Insigne ha il carattere di un gigante. L’orgoglio infinito di chi arriva nella metropoli dalla provincia che non si arrende mai. Che sa lottare. Questo dice Lazio-Napoli. Viva il calcio che non ha memoria.
Deve ricominciare anche la partita di Sarri. Non gli è piaciuto Felipe Anderson il terzo attaccante a destra, deludente proprio nel versante più fertile della Lazio. Torna due volte all’origine dei suoi dubbi. Perché fa entrare i due che aveva escluso dalla formazione dopo giorni di perplessità. Ecco quindi l’ex romanista Pedro, ovviamente atteso da Mario Rui, e l’ex del Napoli Hysaj al posto del difensore Radu a sinistra. Nessuno ferma Sarri: ritira anche Patric per Acerbi che dà più centimetri e Lucas Leiva dopo una opaca prova per Basic.Con Pedro che impone il pari, anche Sarri s’illude di aver indovinato il cambio. Dopo i 4 gol dell’andata, questa sconfitta è ancora più amara. Perché la combinazione Ounas, Elmas, Insigne, ancora lui, un capitano felicemente ritrovato, quindi Fabiàn Ruiz che con un diabolico sinistro fa scattare il semaforo verde: prende finalmente il treno solo Spalletti. E saluta Sarri dal finestrino.
Questo il commento apparso su Repubblica Napoli. Lo avevo già trasmesso quando ho ascoltato Spalletti in tv. Comprensibile il suo stato d’animo di vincitore, ma Spalletti appare turbato da strani rancori. Contesta chi aveva accusato la squadra di essere molle in alcuni momenti. “È invece una squadra con i c…. “ si ribella ora. Per intestare solo a sé e alla squadra la superba vittoria di Roma su Sarri, l’allenatore dei 91 punti che in qualche modo gli faceva ancora ombra.
Lo sfogo di Spalletti, evidentemente turbato dalle critiche seguite alla disfatta con il Barcellona, merita rispetto. Avrà sofferto molto. Ma richiede anche qualche riflessione.
1) Spalletti aspetta una vittoria al minuto 94, al termine di una partita che ha visto il Napoli a tratti subalterno, per rivendicare le sue ragioni.
2) Avrebbe fatto bene a rispondere alle critiche mentre le riceveva. Partita dopo partita. Ha preferito girare al largo con discorsi surreali. La bastonata finale di Fabiàn Ruiz decide la partita ma non cancella gli errori di Cagliari, dove il Napoli nel primo tempo subì tatticamente Mazzarri. Una difesa a tre contro un attacco con una sola punta fissa e la conseguente superiorità numerica del Cagliari a centrocampo è una pagina del campionato. La vittoria di Roma un’altra.
3) Spalletti nella sua accusa senza indicare colpevoli dice: “Mi si diceva di cambiare Fabiàn…Fabiàn è quello che ha segnato”. Chi gli ha suggerito quel cambio? Né i tifosi né i giornalisti. Spalletti era in panchina, chi è riuscito a contattarlo per dare un consiglio sbagliato? Ha avuto un sms da chi conosce il suo numero? In panchina qualcuno gli ha detto di sostituire Fabiàn, chi?
4) Sono gli inganni della improvvisa felicità. I giornalisti e i tifosi giudicano partita dopo partita. Le reazioni sono condizionate da risultati e umori. In tv Spalletti ha sollevato un inutile polverone. Bisogna attendere che si rassereni e riprenda il suo ottimo lavoro. Proprio vero. Spalletti finora ha saputo anche perdere. Appena saprà vincere, Napoli gli darà il primo scudetto italiano della sua lunga carriera. Per questo motivo merita, con i complimenti per la vittoria, gli auguri più sinceri.
Antonio Corbo blog
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