L’evoluzione tattica di Hamsik, da mezz’ala a regista grazie a Sarri

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L’evoluzione è già cominciata: Marek Hamsik regista si può, eccome. È un’idea intrigante, intuizione geniale di chi ama il suo talento e farebbe di tutto pur di farlo splendere nel tempo, per anni ed anni ancora. Ed allora, quando il fisico lo richiederà, quando gli scatti saranno limitati, ecco la soluzione: Hamsik alla Pirlo, per intenderci. Ma anche alla Jorginho, per afferrare il concetto al volo e farlo nostro (vostro), entrare nella convinzione che lo slovacco può (potrà) agire anche lì, a due passi dai difensori, al centro della mediana laddove tutto accade, con la porta davanti a sé ed una marea di opzioni da perseguire con la (sua) tecnica e la visione di gioco che è innata nel suo ricco dna di calciatore completo, maturo già a vent’anni.

APPROCCIO. Sabato sera, quando lo stremato Jorginho ha lasciato il posto ad Allan, Hamsik s’è andato a sistemare esattamente lì, a metà strada tra il brasiliano e Zielinski, abbandonando la consueta posizione di mezzala sinistra. Dopo pochi secondi è stato lui, Hamsik, a pressare il difensore avversario lasciandosi coprire le spalle dai colleghi di reparto. Ha svolto i medesimi compiti di Jorginho (presto lo saranno anche di Diawara) confermando che l’idea c’è ed è viva da tempo nella testa di Sarri, nonostante il recente bluff quando escluse, a priori, la possibilità di vedere lo slovacco in cabina di regia. Hamsik s’è mosso con ordine ed ha smistato il pallone celermente, senza strafare ma neppure con approssimazione, in un periodo “morto” della gara in cui era necessario soprattutto addormentare i ritmi piuttosto che (ri)alzarli.

SVILUPPI. È appena l’inizio, ma è anche necessità che diventa virtù. Non è (ancora) questo il momento dell’evoluzione. Hamsik, ventinove anni appena compiuti, ha ancora gas da consumare, chilometri da percorrere, avversari da divorare in velocità per arrivare in porta col suo marchio di fabbrica: l’inserimento senza palla. Che potrà continuare a fare nella sua zolla di campo preferita, alla sinistra di Jorginho, a due passi da Ghoulam e Mertens (o Insigne), con la medesima possibilità di disegnare calcio per chi merita. Col Bologna, ad esempio, il capitano ha dipinto dal nulla la parabola per la prima (bellissima) rete di Milik, conferma del fatto che per creare non è necessario agire (solo) in regia, ma lo si può fare ovunque se in possesso di piedi, testa, tempi da dettare con lucidità e freddezza in ogni attimo della gara.

ALTERNATIVE. Hamsik regista sarà una soluzione in più, all’occorrenza. Sabato lo è diventato perché Diawara, alter ego naturale di Jorginho, è ancora in fase di rodaggio. Il giovane guineano ha bruciato le tappe ed il suo momento arriverà presto. L’esordio potrebbe arrivare nelle prossime tre partite, dal Genoa al Benfica in Champions, passando per la sfida contro il Chievo di sabato prossimo. Centottanta minuti a sua completa disposizione per la “prima volta” in azzurro, per il battesimo che aspetta da tempo. Intanto, in attesa del suo debutto, Hamsik si prenota per un altro eventuale viaggio in regia.

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