? Le parate di Reina sono valse finora 6 punti in piu’ al Napoli

Reina

Ecco quanto scrive Mirko Calemme su TUTTONAPOLI

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Se il Napoli, quest’anno, sta finalmente riuscendo a tenersi stretta la testa della classifica di Serie A, lo deve soprattutto alla sua difesa. Ceduto lo spettacolare ma poco redditizio (almeno in Italia) record di miglior attacco ad altre compagini, i partenopei si sono appropriati del primato che, di solito, vale il trionfo finale: quello della miglior retroguardia. Appena 13 le reti subite in 21 giornate, meglio anche del sempre decantato muro juventino.

I meriti di questo straordinario risultato sono, ovviamente, di mister Sarri, del gruppo che lavora con grande sacrificio anche in fase di non possesso, delle grandi prestazioni di difensori centrali e terzini e… di Pepe Reina. Qualche disattenzione quest’anno c’è stata (quella in Champions con lo Shakhtar, ad esempio) ma in campionato il suo rendimento va solo elogiato: il Napoli ha perso punti con tre zero a zero (Inter, Chievo e Fiorentina) e con il ko interno contro la Juventus, firmato da un gol di Higuain sul quale il numero 25 partenopeo non ebbe alcuna responsabilità.

Le sue parate, invece, sono state fondamentali in tre dei quattro 1-0 che il Napoli è riuscito a portare a casa: contro la Roma ha negato il gol a Fazio con un vero e proprio miracolo simile a quello su Perotti della scorsa stagione, a Crotone ha sventato due tentativi di Trotta e Crociata e domenica, a Bergamo, ha annullato l’unico reale pericolo togliendo dall’incrocio la conclusione di Cristante. Senza contare le due spettacolari parate su Verdi a Bologna, quando si era ancora sullo 0-0 (il risultato finale fu schiacciante: 0-3).

Interventi decisivi, forse anche poco elogiati, che sono valsi almeno 6 punti in classifica. E il fatto che di tiri in porta, dalle sue parti, ne arrivino davvero pochi, non fa altro cheaumentare i suoi meriti: i grandi portieri ci insegnano che è molto più difficile avere i riflessi pronti quando vieni lasciato solo per decine e decine di minuti. Tutto questo senza omettere l’immenso apporto che dà alla manovra azzurra con il suo gioco di piede, di cui si è già abbondantemente parlato.

Un Reina decisivo in campo, quindi, e come sempre anche fuori. Non è un caso se, nelle tre stagioni in cui ha vestito l’azzurro, il Napoli ha sempre raggiunto o superato il suo record di punti in campionato. Chi conosce lo spogliatoio sa quanto la sua presenza sia fondamentale per il gruppo, di cui è un punto di riferimento. Lo stesso mister Sarri non perde occasione per ricordarlo. Reina ne è rimasto saldamente al comando nonostante l’estate a dir poco tribolata che ha vissuto.

Dopo gli screzi con De Laurentiis della cena di fine stagione a maggio e il mancato rinnovo col club azzurro (la cui offerta era di un solo anno in più con uno stipendio decurtato del 40%), Pepe ha ricevuto offerte importanti da vari club inglesi e, soprattutto, dal PSG. I parigini, come vi raccontammo ad agosto (qui, e qui) e come ha confermato lo stesso ds Henrique (clicca qui), si mossero per lo spagnolo con una proposta faraonica, per lui e per il Napoli.

Nonostante il giocatore fosse in scadenza, i francesi proposero a De Laurentiis 7 milioni di euro per il suo cartellino, mentre per Reina era pronto un biennale da 4 milioni netti a stagione, più bonus. Considerando che in azzurro ne guadagna 2.5, significava garantirsene almeno 6 in più. Rimasto in silenzio e concentrato fino alla doppia sfida col Nizza, per rispetto ed affetto nei confronti di piazza e spogliatoio, una volta conquistato il pass-Champions Pepe comunicò la sua decisione a Giuntoli e Sarri: aveva accettato l’offerta del PSG ed era pronto al muro contro muro pur di andarsene. La società, non avendo trovato un sostituto, aveva ovviamente idee diverse.

Nell’estate delle sparizioni e dei certificati medici, anche Reina sembrava disposto a una battaglia per lasciare in extremis (era il 27 agosto) il suo attuale club. Arrivò addirittura a confessare che quella con l’Atalanta sarebbe stata la sua gara d’addio. Ma, proprio con gli orobici, arrivò la svolta: il San Paolo e tutti i compagni gli dedicarono un enorme abbraccio prima, durante e dopo la partita. Che, proprio come questa vicenda, iniziò male ma finì benissimo: gli azzurri vinsero in rimonta e Reina, trattenuto dai suoi compagni ormai amici a bordocampo, mandò tutto a quel paese.

Niente battaglia col club, niente PSG, addio a sei milioni di euro che erano già in tasca. E fa nulla se a 35 anni, con la carriera ormai al tramonto, sarà difficilissimo andarseli a cercare da qualche altra parte. “Resto, ma allora voglio andarmene da qua col tricolore cucito sul petto”, la promessa che fece a sé stesso, ai compagni e al mister. E, potete starne certi, farà di tutto per mantenerla.

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