? LA CRISI. Insigne non va in gol dal 23 ottobre
Al momento stesso del suo arrivo, Gennaro Gattuso ha parlato tanto con Lorenzo Insigne, si è confrontato col capitano per motivarlo. Per provare a cancellare quel blocco mentale che si è trasformato in una continuità di performance che non conoscono più il sapore del sorriso. Se in Champions l’ultimo gol di Insigne è coinciso con quell’abbraccio a Carlo Ancelotti del 23 ottobre scorso in casa del Salisburgo, mentre l’ultimo assist è stato quello nella gara di ritorno del 5 novembre. In Serie A, i numeri sono molto complicati per il 24 partenopeo. Insigne non va in gol dal 22 settembre, gara vinta 4-1 a Lecce, dove mise a referto anche due assist: sono trascorsi 83 giorni, qualcosa come 12 gare di campionato. In queste partite, solo contro il Brescia non è sceso in campo, un solo assist contro il Verona, poi in tutte le altre è stato titolare, disputando qualcosa come 825 minuti. Non andando a referto da un’eternità per uno che indossa anche la maglia numero 10 della Nazionale. 13 ore e 75 minuti senza che le sue mani formino un cuore da dedicare alla famiglia, gesto tipico dell‘esultanza del capitano partenopeo. Eppure, dai lunghi colloqui con Gattuso, erano venute fuori frasi tipo: «Mister, pensiamo solo a vincere: basta con le multe». La sensazione di una scossa possibile, ma contro il Parma, si è sostanziata in 7 dei 33 tiri provati dal Napoli. Con lo specchio individuato solo due volte da Insigne, con quella chance sprecata a metà primo tempo sull’imbucata di Milik in estirada: la palla alta ed i fischi del San Paolo che lo hanno accompagnato fino alla sostituzione con Lozano. Il Mattino
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