IL GRAFFIO. Corbo: “Sorpasso fallito per tre motivi”

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È il pareggio dei rimorsi, non della resa. Spalletti dovrà spiegare alla squadra ed a se stesso che cosa è successo. Sorpasso fallito per tre motivi. Perché il Napoli non ha mai creduto nello scudetto, si nascondeva dietro volute di fumo anche mentre vinceva le prime otto su otto. Perché entrato senza l’aggressiva determinazione che traduce la forza in una fede, il progetto in un obiettivo ineludibile, l’autostima in una certezza. Il Napoli sembra già pago di giocare per lo scudetto, piuttosto che sputare l’anima per vincerlo. La maturità raggiunta nelle prime 24 partite è bastata solo per affrontare la 25esima, la grande sfida, con la sua cultura dell’equilibrio, del rischio calcolato, del coraggio che non diventa mai azzardo sfrontato, come usa però una squadra lanciata verso il successo finale. Dimostrato il Napoli la sua vocazione ad una sontuosa prudenza quando dopo pochi minuti passa in vantaggio con il rigore di Insigne, procurato da Osimhen. Si batte ovunque, ha grande futuro, ma dev’essere più essenziale. Troppa scena… è il momento che può valere un anno: un orizzonte che si allunga, una sensazione che ti fa sentire predestinato, quel furore spontaneo nel vedere la capolista che barcolla. Il Napoli si limita a conservare il dominio con un ampio controllo del gioco, senza cercare il colpo che marchi una inesorabile superiorità. Sacrifica Zielinski nel controllo stretto di Brozovic, giusta scelta, ma Zielinski può dare anche più che fermare il regista dell’Inter, lo fa notare appena può inserirsi. Una azione, un tiro, un palo. A vantaggio del Napoli va ricordato l’infortunio di Politano. Elmas, tecnico ma evanescente, subentra debilitando il Napoli. Una squadra che vuole il sorpasso, che è agilmente passata in vantaggio, deve sostituire una punta a destra. Dopo un’ora di gioco mette Elmas, certo. Ecco, la ricerca dell’equilibrio. Ma a metà primo tempo, si può pensare anche a Mertens? La decisione di Spalletti va rispettata, ma il dubbio resta. Fatalmente arriva il pareggio. Ha ormai sofferto troppo l’Inter, con Lautaro impalpabile, gli ininfluenti esterni Dumfries e Perisic assorbiti da Mario Rui e un pur incerto Di Lorenzo, né prevalgono Barella su Lobotka o Calhanoglu su Fabiàn. Fallito il raddoppio nel primo tempo, fallito il sorpasso. Perché ha concesso troppo l’Inter per non intestarsi subito la ripresa, con quel signore dell’area di rigore che è Dzeko, complici uno dopo l’altro Mario Rui, Di Lorenzo con un rimpallo infelice e Koulibaly. Il tentativo di una rivoluzione con difesa a tre nel finale valorizza l’Inter dov’è più forte, sulle corsie. Il Napoli sa che poteva fare meglio e di più, sa che l’Inter è più vicina allo scudetto da ieri ma pure che non è fuori. Il Napoli è più forte di quanto ha fatto. Ma deve crederci davvero.

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