IL GRAFFIO. Corbo non ha dubbi: “Il modulo amico del Napoli è il 4-3-3 e Spalletti è stato bravo a…”
Trentacinque gol in 12 partite, media 2,916, un urlo ogni mezz’ora, ieri segnati da 4 giocatori diversi, 12 in A finora. Questa bulimia realizzativa rileva altri pregi del suo congegno offensivo. Non dipende dagli estri di un solo bomber, trae profitto dai 5 cambi e ora finge di non vedere in prossimità una curva stretta. Spalletti avrà l’imbarazzo che gli invidiano altri allenatori italiani: convincere Osimhen a mettersi in fila per rientrare. Il nigeriano biondo, irrequieto e dal galoppo travolgente, è stato solo spettatore di grasse vittorie. Tre ai Ranger, 6 all’Ajax, 3 al Torino, i 4 di ieri alle Cremonese che portano il Napoli a superare un platonico traguardo, più di 3.500 in serie A, per la precisione 3.502.
Questa sbornia di cifre non racconta bene la settima vittoria, forse la più opaca per qualche grigiore nel primo tempo e gli affanni della ripresa. Facili da spiegare. Prima, il calo di tensione per il minor contributo del centrocampo.
Lobotka come sempre tra i migliorideve inventarsele tutte per sfuggire al ruvido controllo di Felix Afena-Gyan, 19enne ghanese, ex Roma prima e dell’argentino Escalante poi. Non appaiono a regime gli altri due centrocampisti.
L’impreparato Ndombele riproposto nel ruolo di Zielinski mediano sinistro del 4-3-3 e lo stesso Anguissa, sotto tono rispetto alle ultime vigorose prove.
Dopo il pari, un attonito Spalletti, pensa a una prova di forza.
Sostituire Ndombele con Simeone, un mediano con una punta, quando ce ne sono altre: troppe. Politano autore del primo gol su rigore procurato da Kvaratskhelia, l’ondivago Raspadori che rende meglio quando in posizione più defilata gioca da Finto Nuove e Kvaratskhelia. Come chi si affaccia pericolosamente da un balcone.
Giocoforza passa al 4-2-3-1. Lo sbilanciato Napoli perde gli equilibri, senza la collaudata fisionomia favorisce il più ampiovolume di gioco della Cremonese.
Qui Spalletti ha la lucidità di correggersi in tempo utile: opportuna la retromarcia. Toglie Raspadori e inserisce Zielinski, restituendo al Napoli il 4-3-3 che ormai indossa con più disinvoltura.
Da questa nuova, instabile condizione, sullo sgradito 1-1 e con l’insidiosa Cremonese si registrano due eventi favorevoli. Spalletti non è così orgoglioso da insistere nell’errore, torna finalmente al modulo amico (fuori Ndombele e con Zielinski il 4-3-3) ma è premiato per fede e pazienza. Lascia in campo Kvaratskhelia nonostante la sua soggezione sulla sinistra a Sernicola ed è un investimento prezioso. Si rivela un amico toscano di Fucecchio, Massimiliano Alvini: allarga l’ampiezza dell’attacco cremonese, con Sernicola e Valeri che spingono a destra e sinistra per dare i cross a Ciofani. È il crollo della Cremonese. Si aprono le fasce.
Mario Rui e il recuperato Kvaratskhelia da sinistra e Di Lorenzo da destra mandano in gol Simeone nel finale e dopo il novantesimo Lozano e Olivera.
Sfondata ai lati, la Cremonese va a picco, il Napoli se ne va invece con il Gran Pavese.
Antonio Corbo per Repubblica
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