IL GRAFFIO. Corbo: “Il Napoli esce da un incubo, ma sul mercato non si vedono i sosia di Kim e Anguissa”

Corbo

Il Napoli non esce dalla crisi, ma da un incubo. Dopo un altro primo tempo buio di questa già avvilente stagione ecco la vittoria che mancava. C’è l’emozione di una squadra che smette di piegarsi sui rimorsi di una bellezza perduta, ma trova pace in un rassicurante grigiore. Il piacere della normalità, niente di più. Ha sofferto e vinto sapendo di non essere più il Napoli dei record, ma neanche una banda di gitanti brilli come domenica scorsa. Irriconoscibile a Torino, tatticamente sballato, più nevrotico che scarso. riconoscibile nella dignitosa mediocrità di ieri. Quando ha dovuto aspettare il sesto minuto di recupero per battere la Salernitana, ultima, a sua volta avvilita da una serie di avversità.
Bisogna essere veramente sfortunati, se negli ultimi tempi perde 4 punti quasi sicuri in tre partite dopo il 90’. Da vittoria a pari con il Milan il 22 dicembre, da pari a sconfitta con la Juve il 7 gennaio, e ieri la sberla più pesante. Quando ha subìto un’autentica occupazione della sua area. Il Napoli, non trovando la chiave giusta, ha sfondato a spallate la porta deltenace Ochoa. Il portiere nel trambusto dell’invasione di quasi tutto il Napoli si è scontrato con un compagno, il maturo Fazio. L’immagine dà l’esasperazione di un Napoli teso davanti all’ennesimo ultimatum. L’ha superato con l’energia del secondo tempo ma anche con l’intuizione di Mazzarri, che stavolta rimodula il Napoli senza idee bizzarre ma con cambi giusti e formula ponderata. Mentre Inzaghi si preoccupava del crescente volume alimentato da Lobotka, Mazzarri ha colto l’attimo per ben sostituire l’infortunato Cajuste col trascurato Demme. Da troppo cercava questo momento e il tedesco chiamato Diego da genitori calabresi ha elevato il voltaggio della corrente a centrocampo. Era già entrato Raspadori accanto aSimeone e Kvara, al posto di Gaetano, giovane napoletano ed eterna promessa. Era toccato poi a Zerbin sostituire Politano affaticato dopo un primo tempo generoso, al pari di Di Lorenzo a destra. Le varianti tattiche sono prerogative di allenatori veri. E Mazzarri lo è stato. Ha allestito un 4-4-2 con Raspadori e Simeone tandem d’attacco, cerniera offensiva: Zerbin, Demme, Lobotka e Kvaratskhelia, diventato così un eccellente mattatore nel recupero e nella proposta dopo un avvio sonnolento. Napoli più massiccio e aggressivo fino al plotone d’assalto nel finale. Nell’azione del gol di Rrahmani su assist di Demme sarebbe stato anche un rigore su Simeone abbattuto come un birillo. Presentata come la gara verità, la vittoria ha detto abbastanza. Tira Mazzarri giù dall’altalena, si accomodi in panchina fino a nuovo allarme. Poteva davvero uscire dal Napoli se lo avesse gestito come a Torino. Perde intanto troppi giocatori per infortuni, squalifiche, convocazioni di Osimhen e Anguissa in Coppa ed infine l’inquieto Zielinski . Ma ora si sa che Gollini, Demme e Zerbin preferito all’ancora bocciato Lindstrom hanno superato un esame di idoneità; che Simeone e Raspadori possono coesistere. Carente rimane il centrocampo, né il mercato promette molto. De Laurentiis, risollevato in tribuna, pare ancora più solo, ieri assente l’ad Andrea Chiavelli. Le operazioni annunciate finora segnalano il disimpegno di chi vuole scommettere piuttosto che investire. Poche monete per prestiti incerti e ruoli di contorno. I sosia di Kim e Anguissa sono difficili da trovare ma il Napoli neanche li cerca. La vittoria ritrovata ha un risvolto. Può derubricare le ambizioni del Napoli, portandolo nel grigiore di una consapevole normalità.
Antonio Corbo per Repubblica

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