IL GRAFFIO. Corbo: “I cambi di Calzona hanno rianimato il Napoli”
Le prime dei due tempi. Dopo mezz’ora sei tiri, tre in porta. Inizio da incubo.L’aveva fatto anche sapere il Barcellona. Fuoco d’artificio subito da tutte le sue batterie. Lo scorbutico Xavi attua la sua irrituale strategia, annunciando ancora prima di giocare il suo piano. Spaventare il collega debuttante, è la sua anomala comunicazione attraverso i giornalisti della tv spagnola. Il disegno: mandare in confusione la squadra campione d’Italia, quasi non fosse già scossa da una crisi che forse ieri sera comincia a chiudersi. Mantiene la calma finché ha può proprio lui, il bersaglio scelto dal cinico Xavi. Francesco Calzona, confortato dagli interventi del suo portiere, sa anche rispondere.
Un cambio di posizioni riequilibra il rapporto di forze dopo affannosoavvio. Calzona inverte i centrocampisti. Un balbettante Cajuste si riprende sulla destra, Anguissa altrettanto a sinistra.
Disorientati i rispettivi dirimpettai De Jong e Gundogan, il più dinamico e insidioso fino al cambio. Il Barcellona lentamente cede campo, permettendo al Napoli una lunga fase di possesso palla. La pressione risolleva ritmi e umori, Lobotka compete sicuro nel confronto di regie con il celebrato Christensen. Prende tono e spazio anche la difesa, sale con Olivera checontrolla Jamal e Rrahmani si misura con tutta la sua buona volontà con Lewandowski, che troverà comunque il gol nella ripresa… Dà tutto se stesso Di Lorenzo, entrando nel campo come ai tempi di Spalletti. La squadra d’altro canto ripropone la costruzione dal basso, non si lavora anni con gli amici toscani, con Sarri ed il filosofo di Certaldo, senza replicarne i temi più significativi.
Xavi è molto deluso dopo il primo, più scuro ed accigliato del solito deve aver scaricato tutta la sua ira.
Glielo si legge nel volto gitano quando riappare con una squadra ricaricata. Calzona comincia a studiare, osservando le criticità della squadra. La più evidente: il Napoli ha perso di nuovo il possesso palla, accusa una distanza fatale nei contatti con Kvara finito ostaggio di Koundé, come Osimhen maltrattato da Araujo. Chiamato d’urgenza dalla Slovacchia, il terzo allenatore mostra i vantaggi di chi avverte la fiducia del non certo placido presidente. Quella sicurezza di passare subito ai cambie senza complimenti. Delle due punte, Calzona elimina chi l’ha deluso di più. Kvaratskhelia, se la prenda pure il fantasista ma qui c’è da praticare una terapia d’urto.
Esce anche Cajuste. Giusto così.
Ingresso ad invito per Traorè e Lindstrom. I cambi rianimano il Napoli, ne accelerano i ritmi, gli danno forza e autostima. Rivelando una condizione sufficiente per sperare nella serata e nella stagione. Anche Osimhen accompagna la squadra nella vibrante reazione, il bomber non ha perso memoria e tempismo in Africa, il gol è il suo mestiere e se ne ricorda in tempo. Anche senza di lui, uscito dopo il pari, tutto il Napoli ha confermato con Lindstrom e il combattivo Simeone le luci che sembrano essersi spente. Ci voleva il terzo per ridare un tecnico senza complessi ad una panchina due volte violata.
Antonio Corbo per Repubblica
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