IL GRAFFIO. Corbo: “De Laurentiis e Spalletti girino pagina ma siano chiari nel nuovo accordo”
Ecco quanto scrive Antonio Corbo su Repubblica: “Era ancora più basso dei 163 centimetri di oggi, ma più fiero con quel lampo di carbone negli occhi scuri, monello taciturno e imprevedibile, lo sguardo tagliente che non conosceva lacrime. Aveva quindici anni quando entrò nel Napoli dall’Olimpia Sant’Arpino, per un fascio di euro, 1500. Esce da gran signore, alto come un palazzo, con la dignità di un uomo che non deve chiedere niente a nessuno, la tenerezza di un padre che interrompe il debole pianto, si ricompone, prende per mano i suoi due bambini e continua con loro il giro di pista nel delirio di applausi e voci, sedici anni chiusi nella febbre di pochi minuti.
Lorenzo Insigne dice che questa lunga emozione chissà quante volte avrà voglia di rivederla in tv anche lui, lui che la sta vivendo. Ha già la nostalgia del futuro. Promette che dal Canada tornerà qui, «perché questa è casa mia, ed è questa la mia maglia».
Napoli gli regala la più limpida delle domeniche. La società e il suo capitano insegnano tanto nell’ora del congedo.
Il calcio degrada come il più opaco dei business, questo splendido pomeriggio di metà maggio lascia una serie di appunti. Il primo: l’onestà della squadra, batte i pregiudizi e il Genoa, vecchio amico in disgrazia. Poi, civiltà di uno strappo. Basta ricordare i primi giorni di gennaio, quando Insigne in un albergo di Roma incontra i dirigenti del Toronto Football Club. Comincia il lungo gelo. I sentimenti scalano dall’ira allacomprensione, odiarsi e ritrovarsi, mesi difficili.
Insigne si sente incompreso, vuol guadagnare di più in un tramonto dorato. De Laurentiis con la mente viaggia in senso opposto. Come posso pagare di più un calciatore che il 4 giugno svolta per i 32 anni e chiuderà magari a 35? La carriera è una candela che non ravviva mai la fiamma, ma lentamente si spegne. Lo strappo si consuma nel cinismo delle professioni. Il tuo valore è pari a quanto puoi dare da domani. Quel che hai fatto non conta nulla. Nel lavoro siamo uomini e donne senza passato.
Non solo asperità. Si rileva intanto nel suo volto segreto Aurelio De Laurentiis.
Inflessibile nei rinnovi, si reinventa regista della cerimonia. Fastosa. Toccante.
Meritata. Sceglie anche le canzoni per il capitano che lascia il comando.
L’involontaria coreografia fa sfilare Insigne scortato dalvicepresidente, l’inamidato Edoardo De Laurentiis.
Cancellati anche gli screzi del 5 novembre 2019, nella notte della rivolta? Era ora.
Il Napoli riprende oggi, il presidente riceve Spalletti.
Uno ancorato ai suoi conti, l’altro che raccomanda gli svincolati da confermare. Sarà opportuno un cenno sulle garanzie reciproche. Che il Napoli non abbia lottato fino in fondo per un facile scudetto è nei fatti. L’ha dimostrato anche la perentoria vittoria sul Genoa. Così come è stato un errore preferire Zielinski a Mertens, anche ieri superlativo accanto a Osimhen. Ma vale parlarne? Si giri pagina. Bisogna solo capire perché vi siano stati tanti guai muscolari. Lo scudetto va programmato per bene, non solo sfiorato, ma vinto. Non si dimentichi quel giorno Lorenzo Insigne. È uscito dal Napoli in un modo che lo riporta con forza nel suo cuore.
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