IL GRAFFIO. Corbo: “Cambiare guida? Tutto è nelle mani di De Laurentiis”
Alla domenica più scabrosa della seconda carriera italiana Rudi Garcia arriva con la mesta eleganza di chi alla fine subirà un giudizio. Un inconsueto abito blu con camicia bianca come il suo viso, dopo le tante, allegre polo chiare. Sembra teso, lucido, risoluto. Sa che la squadra è legata al passato, che vi si rifugia per trovare conforto rievocando figure amiche, che ora non ci sono più. Come si fa a sradicarla da quei ricordi, da quei moduli, da quei trionfi? Con gli acquisti richiesti che non arrivano e altri che sono in palese ritardo, Garcia ci mette del suo: dice alla vigilia di Napoli-Lazio che non conosce quel passato, quel gioco, tutto quel mondo che occupa ancora la memoria dei giocatori e la fantasia dei tifosi. Una prova di coraggio, un azzardo? Cruda la prosa del francese ripescato da De Laurentiis nelle sabbie d’Arabia, ricco e disoccupato dopo lo strappo con l’ingestibile Ronaldo nel Al Nassr.
De Laurentiis ha avuto la prontezza ieri a Bologna del comandante nel mezzo di una tempesta. Non aveva saputo o voluto fermare i suoi migliori colonnelli, lasciando fuggire sia Spalletti che Giuntoli, illudendosi di poterne fare a meno. Si è precipitato per bloccare almeno il nuovo puntiglioso allenatore. Con lui scontri ne aveva avuti tanti negli ultimi giorni, stavolta il tempismo ha evitato il disastro tecnico di una situazione improvvisamente complicata.
Far vincere Garcia o la squadra? Cambiare guida? E con chi? Garcia con dignità si era preparato al giudizio superando il primo esame. La squadra aveva giocato con equilibrio, magari impacciata ma attenta a non subire gol, fino al minuto 86. La sostituzione di Osimhen che aveva malamente sbagliato il rigore della vittoria si è consentito uno squarcio di plateale anarchia. Ha contestato il cambio, incolpando Garcia di non aver schierato la seconda punta. Forse era giusto inserire già al posto di Kvaratskhelia una punta insidiosa piuttosto che il tatticamente indefinito e inutile Elmas, ma è censurabile,inammissibile, da sanzione immediata lo show di Osimhen, uscito più forte dal mancato ed estenuante tentativo di accordo per il rinnovo del contrato. Ogni giorno che passa gli dà maggiori poteri contrattuali e rende inferiore il suo peso nelle voci attive del bilancio. Con Osimhen e Kvara turbati da pensieri in disordine diventa un’impresa riportare la squadra alle vittorie di un tempo. Ma è urgente un energico codice etico.
Tutto è nelle mani del presidente.
Quasi vent’anni di esperienza, di capacità dirigenziale, anche di fortuna lo accreditano in questa nuova fase. Di scudetto per un po’ meglio non parlarne, con 8 punti dopo 5 gare, media 1,6, il Napoli ha altre urgenze. Ricondurre i giocatori più noti all’ordine, placare Osimhen e Kvara che hanno dato nulla finora, sostenere Garcia pur con i suoi errori di superbia e la condizione atletica precaria. Impose lui l’esonero del preparatore Franco Sinatti e far posto al suo amico Paolo Rongoni, con risultati mediocri. «Il Napoli riparte, bravi tutti».
De Laurentiis ha sbagliato ritenendosi onnipotente per un’estate. Ma chi ama il Napoli si augura che indovini tutto. Da un suo tweet può ripartire un Napoli sbagliato fino alla Champions.
Coraggio, presidente.
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