I TEMI DELLA SFIDA. Pazzanese: “Napoli-Benfica è anche la grande sfida tra Conte e Mourinho”

Pazzanese

Se è vera la diceria secondo cui ogni allenatore può incidere in una squadra non più del 30%, allora è il caso di dire che il 30% di Conte vale e si sente di più del 30% di qualsiasi altro allenatore. Poi che la squadra, ormai sin dall’anno scorso, sia costituita da un gruppo di uomini saggi e maturi al punto tale da captare e recepire in tempi rapidi tutte le suggestioni e gli stimoli possibili, da quello più negativo come non posso fare trapianti di cuore a quelli più positivi come se vogliamo possiamo o, addirittura, grazie di cuore (un’evoluzione verrebbe da dire…) come nel post Juve, è un dato ormai assodato e degno di menzione: basti vedere l’ordine con cui un giocatore duttile (ma mai impiegato prima d’ora nel ruolo di regista davanti alla difesa) come Elmas ha affrontato il suo compito, l’intelligenza con cui l’ormai reintegrato Sam Beukema si alzava a fianco ai quarti per creare superiorità nella manovra offensiva e nelle corse laterali, e il sacrificio a cui si sta prestando un giocatore ormai divenuto una prima scelta come Noa Lang, che più volte ha dato una mano ad Olivera per eludere le giocate di Conçeiçao. Una squadra che ha fatto ormai dell’intensità la sua filosofia di gioco, ma che per arrivare a ciò deve aver assorbito a pieno un’idea di vita prima ancora che di calcio che è quella del chiedere e dare tutto. Il grande allenatore è, infatti, colui che sacrifica la propria esistenza per un ideale declinabile in ogni contesto, da quello principale che è il campo a quelli circostanti. E ciò vale anche per Josè Mourinho, nonostante il suo ideale si declini probabilmente in un modo quasi opposto rispetto a quello di Conte. Domani sera, dunque, al Da Luz scenderanno in campo due squadre con i rispettivi obiettivi (forse per il Benfica un po’ più proibitivo ma comunque non ancora impossibile) di centrare e consolidare la zona playoff. Di sicuro non mancheranno provocazioni o stimoli esterni al campo, ma a trionfare sarà sempre chi perseguirà il proprio ideale umano e di gioco con più coerenza e più duttilità al tempo stesso. Quello che ci lascia la gara di domenica sera, però, è l’impressione di una partitura composta da note che diventano intonate e piacevoli grazie alla scrittura e all’orchestrazione di un compositore molto esigente e profondo al tempo stesso.

09/12/2025

Alessandro Pazzanese

Condividi questo articolo:

Commenti