FOCUS. Barbano: “Il Napoli non può fare a meno di Lobotka, anche perchè Demme quattro volte su cinque…”
I gol di Insigne e di Fabian Ruiz dicono che il Napoli può puntare allo scudetto. Perché ha la qualità più alta del campionato. Ma non dicono che il Napoli è favorito per lo scudetto. Perché contro la Lazio ha mostrato ancora una volta limiti che una squadra imbattibile non può denunciare. E ha rischiato nel primo tempo di prendere un’infilata di gol che l’avrebbe tagliato fuori dalla lotta di vertice.
La sfida tattica per il controllo del centrocampo e del gioco è stata vinta per tre quarti dalla formazione di Sarri. Più lucida e più matura a centrocampo, capace di imporre il palleggio e di schiacciare il Napoli nella sua tre quarti. Fabian e Ruiz e Zielinski erano in giornata no, Demme, pur generoso in copertura, è parso il solito profeta della prevedibilità e della rinuncia a giocare tra le linee. Non può imporsi una squadra il cui regista arretrato passa la palla quattro volte su cinque indietro e una di lato.
Si è imposta la Lazio. Che avrebbe potuto e dovuto fare sua la gara. Gli errori degli attaccanti biancocelesti, la rinuncia a tirare più volte dalla trequarti, quando avrebbero potuto farlo, e le prodezze di Ospina hanno tenuto il risultato fermo sul pari, fi no al cinquantasettesimo. Quando Spalletti ha finalmente inserito Elmas per il trequartista polacco, cambiando il corso della gara. Con il macedone il Napoli ha ritrovato le verticalizzazioni che esaltano le sue qualità tecniche. Il resto lo ha fatto Insigne, riscoprendo uno di quei colpi che gli hanno consentito per un decennio di segnare a due cifre. Ancora più intuitiva si è rivelata la scelta di cedere, con altruismo e visione, a un altro tiratore scelto, Fabian Ruiz, la palla del secondo e definitivo vantaggio.
In mezzo c’è la prodezza di Pedro, che piega le mani dell’ubiquo portiere colombiano. Tre tiri imprendibili decidono la gara a vantaggio del Napoli. Ma sono tre magie bugiarde, perché l’equilibrio del gioco racconta un’altra partita. Sarri mastica amaro, e ne ha ragione. Spalletti sorride, ma deve far tesoro più di ciò che non è accaduto, rispetto a ciò che è accaduto. La partita potenziale, quella che la Lazio ha dominato e mal sfruttato, dice che il Napoli non può fare a meno di Lobotka al fianco di Fabian. Il recupero dello slovacco è la migliore notizia per il tecnico toscano, soprattutto alla vigilia dello spareggio di domenica prossima contro il Milan di Pioli. Chi vince può giocarsela con l’Inter, che deve recuperare la gara contro il Bologna e, a rigore di pronostico, parte già un punto avanti. Che diventano due nei confronti degli azzurri, essendo Inzaghi in vantaggio negli scontri diretti.
Lo scudetto si vince a centrocampo. Non mancheranno altri colpi di gran classe a decidere le sorti di una gara, ma il primato del gioco farà la differenza nel rush finale. Il Napoli, che ha subito solo 19 gol, ha il vantaggio di un reparto difensivo che con il rientro di Koulibaly è diventato impermeabile. Ma la sua vera forza è l’egemonia del possesso palla e la capacità di passare tra le linee. A Cagliari e all’Olimpico queste doti sono apparse appannate oltre il consentito. Per dominare e involarsi verso la vittoria, Spalletti deve risvegliarle. Stavolta ha sette giorni di tempo. Alessandro Barbano Corriere dello Sport
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