De Laurentiis-Sarri, il grande gelo

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Magari un giorno ci diranno che era solo un modo per prenderci in giro e che queste continue schermaglie fanno parte di una sceneggiatura a uso e consumo del pubblico. Certo De Laurentiis e Sarri non perdono l’occasione per dimostrare l’uno all’altro (e anche a tutti quelli che li circondano) che i rapporti sono burrascosi. Si parlano poco, ma di messaggi se ne scambiano tanti. Tutti avvelenati. Dopo l’1-1 con la Lazio, per esempio, Sarri ha replicato col muso lungo ai suggerimenti tecnici di De Laurentiis: «Lui è il presidente e può dire quello che vuole. Ma certe cose può dirmele in privato, sarebbe meglio…». I suggerimenti, fra l’altro, riguardavano la posizione di Hamsik («Il tecnico dovrebbe cambiare modulo e spostarlo nel ruolo di trequartista…», aveva detto il numero uno del club) a cui era seguita la contro-stoccata di Sarri: «Ad Hamsik giocare dietro ai due attaccanti non piace. Lo ha già fatto e ha fatto male». De Laurentiis si era anche spinto oltre, affermando: «A Sarri ho proposto a più riprese l’attaccante Aubameyang, ma lui non l’ha voluto». Il toscano? «Non lo volevo? Mi avevano detto di scegliere tra lui e un altro (Icardi, ndr). Io ho scelto l’altro. Non è venuto nessuno dei due».

Il punto critico a Genova, dopo Genoa-Napoli, quando Sarri, a pezzi per i due rigori negati (dopo gli errori di Pescara), invece di prendersela con gli arbitri, invitò la società a prendere una forte posizione contro i continui torti dei fischietti. La risposta di De Laurentiis? Un comunciato in cui ribadiva la piena fiducia della correttezza arbitrale e un invito ad accettare gli errori che fanno parte del gioco. Visto così sembra davvero un rapporto sul filo dell’alta tensione.

Ma le frizioni ci sono state anche nella gestione dell’addio di Higuain: mentre De Laurentiis non ha mai nascosto di considerare l’argentino «un traditore», Sarri a Torino lo ha abbracciato con calore rivolgendogli parole di vero affetto. «È come un figlio per me, gli vorrò bene anche tra vent’anni». Un duello rusticano, non c’è che dire. In certi momenti, sembrano separati in casa. Ogni volta sembrano davvero essere a un passo dalla rottura definitiva: come quando con un tweet annunciò l’arrivo di Rog con annessi suggerimenti tattici di come poter cambiare volto al Napoli sotto il profilo degli schemi e dei moduli. O quando prima di Palermo Sarri parlò di un mercato fatto per assicurarsi un buon futuro «ma non so se nel concreto gli undici che posso mandare in campo sono più competitivi rispetto all’anno scorso». Ovviamente era stato sempre De Laurentiis il giorno prima a dire il contrario, ovvero che il Napoli dopo la campagna acquisti milionaria si era assicurato un grande presente. È chiaro che a tutti vengono in mente altre parole, quelle pronunciate da Sarri nella sede della Filmauro alla firma del nuovo contratto: «Sono stato accolto da De Laurentiis come uno di famiglia». Meno male.

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