A CONTI FATTI. Francesco Squitieri: “Napoli alla vigilia di un ciclo decisivo in cui dimostrare la maturità del gruppo e della società”
Il Napoli è alla vigilia della prova della verità. Nel prossimo mese, infatti, la squadra di Sarri affronterà un ciclo di partite-chiave che saranno il banco di prova per misurare le reali potenzialità della squadra.
A partire da sabato 25 febbraio, contro la sorprendente Atalanta, quarta in classifica e distante solo 8 punti dal Napoli, al pari dell’Inter, e quindi di fatto una diretta concorrente per il piazzamento in Champions. Il tour de force del Napoli proseguirà poi martedì 28 febbraio con l’incontro Juventus-Napoli di Coppa Italia. Il sabato successivo, il 4 marzo, il Napoli sarà invece ospite della Roma all’Olimpico nell’attesissima sfida contro i giallorossi che decreterà, con tutta probabilità, il secondo posto in classifica. Il 7 marzo al San Paolo, infine, la sfida delle sfide contro il Real Madrid.
In quindici/venti giorni il Napoli si gioca quindi il secondo posto in classifica, la continuazione nella massima competizione europea e quella in Coppa Italia. Un ciclo di partite che deciderà di che pasta è fatta la squadra azzurra.
Se quindi siamo in attesa della prova di maturità della squadra, di sicuro il campionato ha già emesso un verdetto: l’immaturità della società.
La sfuriata di Adl contro Sarri nel post partita di Madrid è stata inopportuna. Su questo non c’è dubbio. Sia che il Presidente l’abbia fatta per ricompattare la squadra attirando su di se l’attenzione e le critiche (migliore delle ipotesi), sia nel caso Adl si sia lasciato andare come un qualunque tifoso al bar, quello visto dopo la partita contro il Real Madrid è stato uno spettacolo indegno per una società che vuole aspirare ai vertici del calcio europeo. Una brutta sceneggiata, non solo per gli argomenti usati, ma anche per il modo ed i tempi in cui è avvenuta.
Partiamo dai numeri. Perché i numeri mai come in questo caso testimoniano un divario tra i due club che rende ancora di più ingiustificata la sfuriata di Adl. Tra il Napoli ed il Real Madrid esiste un gap di fatturato di quasi 500 milioni di euro. I Galacticos, infatti, possono contare, dai dati del 2016 riportati da “Il Sole 24 ore” e ripresi da “Il Mattino”, su un giro d’affari pari a 620,1 milioni di euro. Il Napoli si ferma a 142 milioni, plusvalenze escluse. Per valore tecnico della rosa, secondo il portale “transfermarkt.it”, il Real arriva a quota 766,80 milioni di euro, con Cristiano Ronaldo che da solo vale 100 milioni. Il Napoli è dietro di 442 milioni, con 324,75 e con Hamsik il più “prezioso” con la valutazione di 40 milioni. Il Real Madrid infine si distingue anche per monte ingaggi: 250 milioni lordi, mentre il Napoli si attesta sui 75 milioni di euro di monte ingaggi. E se Zidane beneficia di 5,5 milioni di euro di ingaggio, Sani si ferma a 1,4.
Insomma, nonostante i notevoli gap economici, alla fine il Napoli stava lì al Bernabeu a giocarsela. E questo è anche merito dell’allenatore toscano che ha saputo fare di necessità virtù, inventandosi Mertens capocannoniere (e non perché non ci abbia provato a giocare con Gabbiadini al posto di Milik), valorizzando molti giocatori già presenti in rosa (Koulibaly, Mertens stesso e Jorginho) e raddoppiando il valore dei giovani acquistati (Zielinsky, Diawara su tutti). Adl non dovrebbe dimenticarlo.
E allora cosa pretendeva il Presidente? La grave colpa di Sarri è quella di non aver giocato con Pavoletti titolare al posto di Mertens? Suvvia! Non è che siccome spendi 18 milioni per acquistare un giocatore, deve essere per forza titolare. Il giocatore il posto deve conquistarselo ed è evidente, come dimostrato anche nella partita contro il Chievo, che Pavoletti non è ancora nella condizione di poter essere titolare di questo Napoli. Fa ancora fatica contro squadre di mezza classifica, figuriamoci se poteva essere determinante al Bernabeu! Sarri, che valuta la squadra tutti i giorni negli allenamenti, questo lo sa. Il Presidente si deve rassegnare: il calcio non è solo economia. Ma sudore, attaccamento alla maglia, rendimento, momenti di forma e di calo. Ed è l’allenatore e solo l’allenatore che valuta questi aspetti.
Anche noi di Azzurrissimo in passato abbiamo più volte sottolineato, nella rubrica “A Conti Fatti”, di come Sarri sia a volte troppo timoroso nel lanciare i nuovi acquisti, così come anche nella partita di Madrid il cambio di Milik forse poteva essere fatto un po’ prima. Ma qualunque critica si possa fare a Sarri, a torto o a ragione, l’allenatore del Napoli merita rispetto e soprattutto fiducia. E va ringraziato per quello che sta facendo con la squadra. E non umiliato davanti ai giornali e Tv di mezza Europa come ha fatto Adl mercoledì sera. Ed in ogni caso, se il Presidente ritiene di dover rimproverare il proprio allenatore, quale che sia il motivo, il richiamo va fatto a quattr’occhi e non attraverso i Media!
Ed ecco il punto. Tutto questo accade a Napoli perché la società partenopea manca di una struttura adeguata. Non c’è un filtro tra il Presidente e la squadra e tra la squadra e la stampa. Tutto passa per il “Padre-Padrone” Adl: il mercato, il rapporto con i giornalisti, il rapporto con i singoli giocatori e con l’allenatore, il rapporto con le Istituzioni. Non funziona così nelle società di alto livello: esistono ruoli intermedi che interfacciano i giornalisti, che si occupano della gestione della squadra, che curano i rapporti con le Istituzioni (magari per costruire uno stadio di livello….). Non dimentichiamo che quando il Napoli ha vinto i suoi due scudetti, non c’era solo Maradona, c’erano anche fior di Manager a coadiuvare il Presidente Ferlaino: Italo Allodi e PierPaolo Marino nell’86-87 e Luciano Moggi e Giorgio Perinetti nell’89-90.
Fino a quando AdL non si smarcherà dal suo esasperante provincialismo, la SSC Napoli non sarà alla altezza delle posizioni che la squadra ed il suo allenatore hanno saputo conquistare sul campo. E se sono vere le indiscrezioni che stanno emergendo in queste ore, ovvero di una sfuriata di Adl dopo il pareggio con il Palermo, con tanto di minaccia di Sarri (“io da qui me ne vado”), allora consigliamo vivamente al Presidente di abbassare i toni perché così facendo sarà lui stesso, e nessun altro, a far verificare quello che più teme: rompere il giocattolo con il rischio di depauperare un patrimonio che Sarri invece gli sta valorizzando.
E se ciò dovesse avvenire (facciamo tutti gli scongiuri del caso), andrà Adl davanti ai giornali di mezza Europa ad ammettere le sue colpe, così come è stato bravo ad evidenziare quelle (presunte) di Sarri? Oppure, accetterebbe le critiche a mezzo stampa di un tecnico che dovesse lamentarsi in futuro per un mancato acquisto?
Francesco Squitieri
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