? AZZURRISSIMA. Napoli vista da Ludovica Carione: “Il quartiere San Giuseppe, il Mercatello e un pianto di notte a Port’Alba…”

PortAlba

Una delle zone più turistiche e vive di Napoli è il quartiere di San Giuseppe, parte integrante del centro antico. 

Si può arrivare nel cuore del quartiere in metropolitana, passando per la stazione di Toledo (punto di collegamento,tra l’altro, con i Quartieri Spagnoli), opera dell’architetto Oscar Tousquets Blanca, che ha voluto racchiudere in una stazione, considerata la più bella d’Europa, un paesaggio marino, l’azzurro rappresentativo della città.

La strada più frequentata su cui affaccia la stazione è proprio via Toledo, all’inizio del quartiere, punto di ritrovo di molti giovani e meta obbligata per gli amanti dello shopping. La via, inizialmente intitolata al viceré Pedro Álvarez de Toledo, che ne commissionò la costruzione nel periodo della dominazione spagnola, può causare confusione nei turisti, poiché viene spesso chiamata anche “via Roma”. Questa differenza nasce nel 1870, più di trecento anni dopo l’inaugurazione della via, dopo l’annessione di Roma al regno d’Italia. L’allora sindaco Paolo Emilio Imbriani, forse su richiesta degli stessi Savoia, decise di cambiare il nome della via in “via Roma già Toledo”, prendendo una posizione intermedia tra chi voleva mantenere fede alle tradizioni e chi voleva dimenticare il dominio straniero. La strada riottenne il nome originario nel 1980, in seguito alle rimostranze di molti napoletani.

Attraversando questa via, tra decine di negozi e artisti di strada, si arriva a Piazza Carità, così chiamata per la chiesa di Santa Maria della Carità, storicamente caratterizzata dal brulicante mercato che ospitava, centro commerciale talmente importante da dover essere smantellato nell’800 per evitare alla folla di causare problemi per lo scorrimento del traffico. Fino al regime fascista la piazza ospitava un monumento dedicato a Carlo Poerio (spostato in piazza San Pasquale a Chiaia, alla fine della via dedicata proprio a Poerio, in occasione di una visita di Hitler). Il monumento fu poi sostituito con la statua dedicata al vice-brigadiere Salvo D’Acquisto che vi si trova oggi. Per molti anni si è pensato di intitolare la piazza proprio all’eroe nazionale, ma non è mai stata presa una decisione definitiva, anche se tuttora c’è chi erroneamente la identifica come “Piazza Salvo D’Acquisto”.

Proseguendo per la via principale si arriva a Piazza Dante, così chiamata per la centrale statua raffigurante Dante Alighieri, posta di fronte al Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II. Attualmente il convitto ospita una scuola primaria, una secondaria di primo grado e cinque indirizzi di scuola di secondo grado. 

L’edificio  presenta anche un piccolo orologio, l’unico in Europa, che riporta l’equazione del tempo, ovvero la differenza tra il tempo solare (dovuto al movimento del sole e quindi soggetto a variazioni astronomiche) e il tempo medio (sulla base di un giorno di 24 ore di 3600 secondi). 

La costruzione di questo complesso, costituito dalla piazza e dal palazzo che le fa da sfondo, fu commissionata a Luigi Vanvitelli da Carlo di Borbone ed era originariamente chiamata “Foro Carolino”, in onore del sovrano; il nome della piazza cambiò dopo l’unità d’Italia.

Piazza Dante è sempre stata un luogo di incontro per i napoletani, prima per il mercato, che la faceva chiamare “il Mercatello”, poi per le numerose iniziative e manifestazioni. Da qualche anno, ad esempio, Piazza Dante è il punto di ritrovo per il BookMOB, un evento durante il quale è possibile scambiare gratuitamente dei libri incartati, ad un orario stabilito e seguendo un tema concordato. Inoltre lo scorso giugno è stata il punto di partenza della marcia del Pride.

Dal lato sinistro di Piazza Dante si accede a Port’Alba, zona conosciuta soprattutto per il fornitissimo mercato librario e per l’Antica Pizzeria omonima, che, fondata nel 1738, è considerata la prima pizzeria del mondo. 

Port’Alba è così chiamata in onore di Don Antonio Álvarez de Toledo, duca d’Alba e discendente di Pedro. La porta fu costruita nel 1625, ma in realtà gli abitanti della città erano già riusciti a realizzare un’apertura nel muro per il passaggio da una zona all’altra, portando tra l’altro alla diffusione di una leggenda. Si dice che vicino questo passaggio (il “pertuso”) vivesse una ragazza bellissima dai capelli rosso fuoco, Maria. Dall’altra parte del muro viveva uno dei suoi tanti spasimanti, Michele, un conciatore di pelli. Nonostante i due innamorati potessero solo vedersi e scambiare qualche parola attraverso il “pertuso”, il giovane, spinto anche dalla gelosia che provava nei confronti di Maria, la chiese in moglie dopo soli sei mesi. La sera delle nozze i due novelli sposi, tornando a casa, passarono vicino ad una piccola fontana che doveva essere all’angolo di Largo Sciuscelle; mentre Maria poteva passare tranquillamente, Michele era come bloccato sul posto. Il giovane, spaventato, prese l’avvenimento come un segno di cattivo presagio e decise di allontanarsi dalla moglie. Questa decisione ferì profondamente Maria, che impazzì e si abbandonò alla stregoneria, giurando vendetta. Per anni si seppe molto poco di lei, ma si racconta di riti notturni che procuravano malattie agli abitanti della zona. Nel periodo dell’Inquisizione spagnola Maria, ormai consumata dalla follia, sdentata e magrissima, venne arrestata, ingabbiata e lasciata   morire di fame e di sete sotto gli occhi di tutti, appesa proprio sotto la Porta. Quando finalmente sopraggiunse la morte, il suo corpo non si decompose, ma sembrò mummificarsi e i giudici dell’Inquisizione tolsero subito la gabbia, lasciando come testimonianza di quella pena terribile solo il gancio che la sosteneva. C’è ancora chi giura di sentire il suo pianto di notte, mentre vaga per i vicoli intorno a Port’Alba.

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